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Proiezioni macroeconomiche per l’area dell’euro formulate dagli esperti dell’Eurosistema, giugno 2026

1 Sintesi

Le prospettive economiche per l’area dell’euro restano molto incerte nel contesto della guerra in Medio Oriente, della chiusura dello Stretto di Hormuz e dell’elevata volatilità delle quotazioni petrolifere. Alcuni dei rischi individuati nelle proiezioni di marzo 2026, elaborate dagli esperti della BCE, hanno iniziato a concretizzarsi: i prezzi del petrolio sono aumentati ulteriormente, sono emerse pressioni sulle catene di approvvigionamento e i mercati si attendono un impatto più prolungato del conflitto. Nello scenario di base delle proiezioni di giugno 2026 formulate dagli esperti dell’Eurosistema si ipotizza una diminuzione relativamente rapida delle quotazioni dell’energia nel corso dei prossimi trimestri, in linea con i prezzi impliciti nei contratti future[1]. Nondimeno l’evoluzione del conflitto, unitamente al suo impatto sulle quotazioni energetiche, sui corsi di alcune materie prime non energetiche e sull’attività economica, nonché la trasmissione dello shock sui prezzi dell’energia ai prezzi al consumo dei beni non energetici rimangono soggette a notevole incertezza. Pertanto, oltre allo scenario di base, sono stati elaborati scenari alternativi che ipotizzano diversi gradi di intensità dello shock energetico e del suo impatto sull’economia dell’area dell’euro.

Gli indicatori di breve periodo segnalano una crescita economica modesta nel breve termine, in quanto i rincari dell’energia e la maggiore incertezza gravano sulla domanda interna. In particolare, poiché l’incremento dei costi energetici erode il reddito disponibile reale e deprime la fiducia dei consumatori, la crescita dei consumi delle famiglie, che nel 2025 ha trainato in misura determinante l’espansione economica, dovrebbe diminuire notevolmente quest’anno. Condizionatamente a una risoluzione alquanto rapida del conflitto e alla conseguente minore incertezza, la debolezza della crescita dei consumi privati dovrebbe essere temporanea. Nel medio periodo la domanda interna dovrebbe essere sostenuta da una ripresa del reddito disponibile reale, dovuta al calo dei prezzi dell’energia e alla tenuta del mercato del lavoro, e dall’incremento della spesa pubblica per infrastrutture e difesa, soprattutto in Germania, in aggiunta agli investimenti connessi all’intelligenza artificiale (IA). Sul versante esterno, ci si attende che la crescita delle esportazioni continui a essere frenata dalle persistenti sfide per la competitività, a fronte dell’ulteriore calo delle quote di mercato mondiale degli esportatori dell’area dell’euro. Lo scenario di base delle proiezioni indica una crescita annua del PIL in termini reali dello 0,8% nel 2026, dell’1,2% nel 2027 e dell’1,5% nel 2028. Rispetto alle proiezioni dello scorso marzo, l’incremento del PIL è stato rivisto al ribasso di 0,1 punti percentuali sia per il 2026 sia per il 2027, di riflesso all’impatto più forte di quanto atteso della guerra in Medio Oriente, mentre per il 2028 è stato corretto al rialzo di 0,1 punti percentuali poiché tale impatto dovrebbe venire meno.

Secondo lo scenario di base delle proiezioni, l’inflazione complessiva misurata sull’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC) dovrebbe raggiungere un massimo del 3,4% nel terzo e nel quarto trimestre del 2026 e attestarsi su un livello superiore al 3,0% fino agli inizi del prossimo anno, sospinta da un’impennata dell’inflazione dei beni energetici a seguito del conflitto in Medio Oriente. Ciò riflette principalmente una trasmissione forte e immediata dei rincari del greggio ai prezzi al consumo dei combustibili, amplificata da ulteriori pressioni sulle quotazioni dei prodotti petroliferi raffinati. Poiché gran parte dell’impatto della guerra sui prezzi dell’energia fuoriesce dal raffronto sul periodo corrispondente, l’inflazione complessiva dovrebbe scendere bruscamente al 2,3% nel secondo trimestre del 2027, per poi oscillare intorno al 2,0%. Questo profilo dell’inflazione complessiva cela andamenti divergenti tra le principali componenti. La flessione delle quotazioni delle materie prime energetiche incorporata nei prezzi dei contratti future, nonché importanti effetti base implicano che l’inflazione dell’energia diminuisca, collocandosi in territorio negativo nel 2027, e aumenti lievemente nel 2028 a causa dell’introduzione del sistema di scambio di quote di emissione dell’UE (EU Emissions Trading System 2, ETS2). Per contro, ci si attende che lo shock energetico si trasmetta gradualmente alle componenti non energetiche dello IAPC; l’inflazione di tali componenti continuerebbe ad aumentare fino alla metà del 2027, compensando in parte il calo dell’inflazione della componente energetica, prima di tornare a ridursi nel 2028. L’inflazione degli alimentari raggiungerebbe un picco del 3,7% nel secondo trimestre del 2027 per poi diminuire nel 2028. Analogamente, l’inflazione misurata sullo IAPC al netto dei beni energetici e alimentari (HICPX) salirebbe a un massimo del 2,7% all’inizio del 2027, per poi scendere a partire dal secondo trimestre dell’anno. Gli effetti indiretti e di secondo impatto derivanti dall’attuale shock energetico dovrebbero essere più contenuti rispetto a quelli osservati nel 2021-2024, mitigati dalle più deboli prospettive per la domanda aggregata (che dovrebbero limitare gli effetti di compensazione dell’inflazione sui salari), dal passato apprezzamento dell’euro e dalla continua penetrazione delle importazioni dalla Cina. Allo stesso tempo, si ipotizza che le strozzature lungo le catene di approvvigionamento non amplifichino in misura significativa le pressioni complessive sui costi. Nel complesso, lo scenario di base delle proiezioni indica che l’inflazione misurata sullo IAPC salirebbe dal 2,1% nel 2025 al 3,0% nel 2026, per poi scendere al 2,3% nel 2027 e tornare all’obiettivo del 2,0% nel 2028. Rispetto all’esercizio previsivo dello scorso marzo, le prospettive per l’inflazione misurata sullo IAPC sono state riviste al rialzo di 0,4 punti percentuali per il 2026 e di 0,3 punti percentuali per il 2027, principalmente a causa dei più elevati prezzi ipotizzati per i beni energetici e alimentari, nonché dei più marcati effetti indiretti sull’inflazione dei beni non energetici. Per il 2028 sono state corrette al ribasso di 0,1 punti percentuali, rispecchiando in parte una contrazione dei corsi petroliferi più marcata di quanto ipotizzato in precedenza. L’inflazione misurata sullo HICPX è stata rivista al rialzo di 0,2, 0,3 e 0,1 punti percentuali rispettivamente per il 2026, il 2027 e il 2028, di riflesso sia alla maggiore inflazione dei servizi e dei beni industriali non energetici (non-energy industrial goods, NEIG) nel 2026-2027, sia alla più elevata inflazione dei NEIG nel 2028.

Ipotesi alternative circa l’entità e la persistenza del conflitto in Medio Oriente e dello shock sui prezzi dell’energia, la loro incidenza sul contesto internazionale e sull’incertezza e la propagazione dell’incidenza attraverso effetti indiretti e di secondo impatto determinerebbero risultati macroeconomici notevolmente diversi. Al fine di illustrare tale incertezza, gli esperti hanno elaborato tre scenari alternativi: uno avverso, uno grave e uno più moderato. Gli scenari forniscono, a scopo illustrativo, profili alternativi per i prezzi delle materie prime energetiche e la loro trasmissione all’economia dell’area dell’euro. Non trattandosi di previsioni, gli esperti non assegnano loro alcuna probabilità.

  • Rispetto allo scenario di base, lo scenario avverso ipotizza un aumento dei prezzi dell’energia più marcato e persistente. Incorpora inoltre maggiore incertezza ed effetti di propagazione più ampi a livello internazionale, nonché effetti indiretti e di secondo impatto più forti sull’inflazione. Implica un’inflazione più elevata nel 2026-2028 (tavola 1). Per contro, la crescita del PIL sarebbe inferiore nel 2026 e nel 2027 e pari a quella del 2028.
  • Rispetto allo scenario avverso, lo scenario grave ipotizza uno shock sui prezzi dell’energia più marcato e persistente, una maggiore incertezza e una reazione più forte dei salari e delle quotazioni dei beni non energetici. Al confronto con lo scenario di base, comporta un’inflazione complessiva significativamente e persistentemente più elevata nell’orizzonte temporale di proiezione, in coerenza con le passate non linearità a fronte di un forte shock sui prezzi dell’energia. Il PIL rallenterebbe in misura considerevole nel 2026-2027, per poi registrare un recupero leggermente più rapido nel 2028 rispetto a quanto previsto nello scenario di base, di riflesso all’aumento del reddito e della domanda derivante dalla più forte reazione dei salari.
  • Infine, nello scenario più moderato le quotazioni del petrolio si normalizzerebbero più velocemente rispetto allo scenario di base, comportando una più rapida moderazione dell’inflazione, che scenderebbe al di sotto dell’obiettivo del 2% nel 2027 e nel 2028, mentre la crescita del PIL mostrerebbe una ripresa in qualche misura anticipata e più vigorosa.

Tavola 1

Proiezioni per la crescita e per l’inflazione nell’area dell’euro

(variazioni percentuali annue)

Scenario di base di marzo 2026

Scenario di base e scenari alternativi di giugno 2026

Scenario di base

Scenario più moderato

Scenario avverso

Scenario grave

PIL in termini reali

2025

1,5

1,5

1,5

1,5

1,5

2026

0,9

0,8

0,8

0,7

0,5

2027

1,3

1,2

1,4

0,9

0,4

2028

1,4

1,5

1,6

1,5

1,6

IAPC

2025

2,1

2,1

2,1

2,1

2,1

2026

2,6

3,0

2,9

3,3

4,0

2027

2,0

2,3

1,8

3,0

5,3

2028

2,1

2,0

1,8

2,3

3,0

IAPC al netto di energia e alimentari

2025

2,4

2,4

2,4

2,4

2,4

2026

2,3

2,5

2,4

2,5

2,5

2027

2,2

2,5

2,3

2,7

3,8

2028

2,1

2,2

2,1

2,3

2,9

Note: le proiezioni riguardanti il PIL in termini reali si basano su medie annue di dati destagionalizzati e corretti per il numero di giornate lavorative. Le statistiche storiche possono divergere dalle pubblicazioni più recenti dell’Eurostat a causa della divulgazione dei dati oltre la data di chiusura delle proiezioni. È possibile scaricare le statistiche relative allo scenario di base delle proiezioni, con frequenza anche trimestrale, dalla banca dati delle proiezioni macroeconomiche disponibile nel sito Internet della BCE.

2 Proiezioni macroeconomiche per l’economia dell’area dell’euro

2.1 Economia reale

L’economia dell’area dell’euro ha mostrato una relativa capacità di tenuta a fronte degli shock legati all’interscambio e all’incertezza verificatisi nel corso del 2025 e nel primo trimestre del 2026, prescindendo dalla volatilità dei dati irlandesi. Secondo la stima rapida dell’Eurostat, il PIL in termini reali è salito dello 0,1% nel primo trimestre di quest’anno[2]. Una misura corretta della crescita del PIL dell’area dell’euro che utilizza la “domanda interna modificata” invece del PIL per l’Irlanda ha evidenziato un aumento dello 0,2% nello stesso periodo, lievemente inferiore a quanto previsto nelle proiezioni di marzo e in calo rispetto allo 0,4% registrato nel quarto trimestre del 2025 (grafico 1, pannello a)[3]. Essendo iniziata verso la fine del primo trimestre del 2026, la guerra in Medio Oriente non ha avuto un impatto negativo significativo sulla crescita effettiva per tale trimestre.

Il conflitto in Medio Oriente grava sulle prospettive di crescita a breve termine in un contesto in cui gli shock sui prezzi dell’energia e l’incertezza si sono dimostrati più forti e più persistenti del previsto, riducendo ulteriormente il potere di acquisto e la fiducia. I dati delle indagini congiunturali disponibili fino a maggio indicano un deterioramento della dinamica della crescita dall’inizio della guerra in Medio Oriente. L’indice composito dei responsabili degli acquisti (Purchasing Managers’ Index, PMI) relativo al prodotto è sceso lievemente a 48,6 in maggio, dopo un brusco deterioramento in aprile. Tale andamento è stato determinato da un calo del PMI riguardante la produzione manifatturiera, il quale si è comunque mantenuto al di sopra del livello soglia che segnala un’espansione per motivi parzialmente riconducibili all’accumulo di scorte in risposta a potenziali turbative dell’offerta derivanti dal conflitto in Medio Oriente. Gli indicatori PMI prospettici sono leggermente migliorati rispetto ai minimi di aprile, ma i tempi di consegna dei fornitori si sono ulteriormente allungati. Analogamente, l’indice del clima economico (Economic Sentiment Indicator, ESI) della Commissione europea ha registrato una netta diminuzione in aprile, soprattutto a causa del peggioramento del clima di fiducia nel settore delle famiglie e in quello dei servizi, pur stabilizzandosi lievemente in maggio. Questi segnali sostanzialmente negativi provenienti dai dati delle indagini congiunturali per le prospettive di crescita a breve termine sono compensati in parte dall’ipotesi di una forte accelerazione del PIL irlandese, che tuttavia è caratterizzata da considerevole incertezza (grafico 1, pannello a). Se si utilizza la domanda interna modificata per l’Irlanda, il rallentamento è più pronunciato: la crescita nell’area dell’euro scende dallo 0,2% nel primo trimestre allo 0,1% nel secondo e nel terzo, per poi salire allo 0,2% nel quarto. Ciò implica revisioni al ribasso di 0,1 punti percentuali per il terzo e per il quarto trimestre rispetto alle proiezioni di marzo e una dinamica del commercio e dei consumi più contenuta di quanto precedentemente atteso.

Grafico 1

PIL in termini reali dell’area dell’euro

a) Crescita del PIL in termini reali

(variazioni percentuali sul trimestre precedente e contributi in punti percentuali, dati trimestrali destagionalizzati e corretti per il numero di giornate lavorative)


b) Livelli del PIL in termini reali

(indice: 1° trim. 2024 = 100)

Nota: le statistiche storiche possono divergere dalle pubblicazioni più recenti dell’Eurostat. Le linee verticali indicano l’inizio dell’attuale orizzonte temporale di proiezione. Nel pannello a), gli istogrammi rossi si riferiscono all’impatto della crescita del PIL in termini reali dell’Irlanda sull’aggregato per l’area dell’euro e quelli gialli si riferiscono alla crescita negli altri paesi dell’area.

La crescita del PIL in termini reali salirebbe dallo 0,8% nel 2026 all’1,2% nel 2027 e all’1,5% nel 2028 con la ripresa della domanda interna, condizionatamente alle ipotesi di fondo incorporate nei contratti future sui prezzi dell’energia che lo shock sia temporaneo e che il contributo delle esportazioni nette diventi positivo nel 2027 (grafico 2). I consumi privati fornirebbero il contributo maggiore alla crescita nel medio periodo, seguiti dalla robusta dinamica degli investimenti. In termini di componenti di spesa si rileva quanto di seguito indicato.

  • I consumi delle famiglie sarebbero contenuti nel breve periodo, a causa della perdita di potere di acquisto e dell’aumento dell’incertezza, ma dovrebbero rafforzarsi a medio termine. La fiducia dei consumatori si è sensibilmente indebolita dall’inizio della guerra in Medio Oriente, indicando comportamenti di consumo più cauti. In prospettiva ci si attende un’accelerazione dei consumi privati grazie alla ripresa della crescita dei salari reali, dopo il calo nel 2026 provocato dall’aumento dell’inflazione, e alla perdurante tenuta dei mercati del lavoro. Il tasso di risparmio delle famiglie risulterebbe volatile nel breve periodo in un contesto in cui queste ultime tentano di modulare i consumi a fronte dello shock energetico. La modulazione dei consumi sarebbe sostenuta da misure di bilancio connesse ai prezzi dell’energia in alcuni paesi, mentre si ritiene che motivi precauzionali esercitino temporaneamente alcune pressioni al rialzo sul risparmio. Il saggio di risparmio dovrebbe diminuire gradualmente nel medio periodo da livelli ancora elevati (passando dal 14,5% del reddito disponibile nel 2025 al 13,9% nel 2028) con l’attenuarsi dell’incertezza, il venir meno delle motivazioni precauzionali e il miglioramento del clima di fiducia verso la norma storica.
  • I consumi collettivi dovrebbero continuare a sostenere la crescita nel medio periodo. Tuttavia, si ritiene che il loro contributo risulti leggermente inferiore nell’orizzonte temporale di proiezione rispetto agli anni recenti. Un lieve rallentamento atteso nel 2027 è dovuto principalmente alla scadenza dei finanziamenti a titolo del programma Next Generation EU (NGEU) in alcuni paesi e a ulteriori risparmi di bilancio in altri (cfr. anche il riquadro 3).
  • Nonostante un leggero indebolimento nel 2026, gli investimenti dovrebbero aumentare più del PIL nell’intero periodo considerato con l’attenuarsi dell’incertezza connessa alla guerra in Medio Oriente, l’intensificazione degli sforzi di digitalizzazione e l’aumento della spesa per difesa e infrastrutture. Il conflitto in Medio Oriente agirebbe da freno sugli investimenti privati nel breve periodo per effetto dell’accresciuta incertezza e della minore domanda. Gli investimenti delle imprese (esclusa la componente volatile relativa ai prodotti di proprietà intellettuale irlandesi) inizierebbero a recuperare a partire dalla seconda metà di quest’anno, nonostante l’inasprirsi delle condizioni di finanziamento, nel contesto dell’ipotesi di un’attenuazione dell’incertezza relativa ai prezzi dell’energia, al conflitto in Medio Oriente e alle strozzature lungo le catene di approvvigionamento. Tale ripresa dovrebbe essere ulteriormente sostenuta dal miglioramento della domanda e dagli sforzi di digitalizzazione a fronte dei rapidi progressi nel campo dell’intelligenza artificiale (IA). Il rallentamento degli investimenti pubblici nel periodo 2027-2028 dopo la scadenza del programma NGEU sarebbe in larga misura compensato dalla crescita degli investimenti delle imprese, sostenuta in parte dagli effetti di propagazione al settore privato esercitati dall’aumento della spesa per difesa e infrastrutture, nonché dal graduale rafforzamento dei profitti con la normalizzazione della domanda. Se da un lato ci si attende che gli investimenti nel settore dell’edilizia residenziale siano caratterizzati da una significativa volatilità nella prima metà del 2026, riflettendo parzialmente gli effetti legati alle condizioni meteorologiche sul settore delle costruzioni, dall’altro le prospettive sono divenute più offuscate a causa delle crescenti pressioni dal lato dell’offerta e dell’indebolimento della domanda. Gli investimenti in abitazioni continuerebbero tuttavia a recuperare nell’orizzonte temporale di proiezione, sorretti dalla tenuta dei mercati del lavoro e dalla ripresa dei redditi reali, sebbene l’aumento dei tassi sui mutui ipotecari continui a pesare sull’accessibilità economica.
  • Le esportazioni continuerebbero a evidenziare andamenti modesti, di riflesso ai persistenti problemi di competitività dell’area dell’euro che sono esacerbati da fattori quali i dazi statunitensi e il passato apprezzamento dell’euro. Nel breve periodo è probabile che il conflitto in Medio Oriente freni ulteriormente la crescita delle esportazioni attraverso un indebolimento dell’attività mondiale. Si prevede inoltre che i volumi esportati siano frenati anche nel medio periodo per effetto di: a) una ricomposizione della domanda a scapito delle principali esportazioni dell’area dell’euro nel contesto della crescita del commercio mondiale trainata dall’IA; b) il perdurare di una debole competitività di prezzo delle esportazioni aggravata dal vigore dell’euro; c) i nuovi dazi (riquadro 2), che limitano in misura crescente le esportazioni verso gli Stati Uniti. Di conseguenza, la quota dell’area dell’euro nei mercati mondiali delle esportazioni rimarrebbe modesta. Frenate dagli elevati prezzi dell’energia, le importazioni dovrebbero risultare deboli nel breve periodo, per poi seguire un andamento sostanzialmente in linea con la dinamica delle esportazioni nel medio termine. Ci si attende che gli investimenti connessi all’IA e al settore della difesa generino una domanda di importazioni nel medio periodo. Il contributo delle esportazioni nette alla crescita del PIL in termini reali sarebbe negativo nel 2026 e lievemente positivo nel 2027 e nel 2028.

Grafico 2

PIL in termini reali dell’area dell’euro – scomposizione nelle principali componenti di spesa

(variazioni percentuali sul periodo corrispondente e contributi in punti percentuali)

Nota: i dati sono destagionalizzati e corretti per il numero di giornate lavorative. Le statistiche storiche possono divergere dalle pubblicazioni più recenti dell’Eurostat a causa della divulgazione dei dati oltre la data di chiusura delle proiezioni. La linea verticale indica l’inizio dell’orizzonte temporale di proiezione.

La domanda interna sarebbe sostenuta dalle attuali misure di stimolo fiscale connesse agli stanziamenti per difesa e infrastrutture. Si stima che l’impatto sulla crescita esercitato dalla spesa di bilancio per difesa e infrastrutture, riconducibile principalmente alla Germania e con il suo impulso più forte nel 2026, sia pari a 0,5 punti percentuali cumulativamente nel periodo 2025-2028[4]. Le misure di sostegno connesse all’energia adottate dai governi dall’inizio della guerra in Medio Oriente sono prevalentemente temporanee e si ritiene che esercitino un impatto solo marginale sulla crescita.

Rispetto alle proiezioni dello scorso marzo, la crescita del PIL in termini reali è stata rivista verso il basso di 0,1 punti percentuali sia per il 2026 sia per il 2027 e verso l’alto di 0,1 punti percentuali per il 2028 (grafico 3 e tavola 2). Il conflitto in Medio Oriente ha causato ulteriori aumenti dei corsi petroliferi, dell’incertezza geopolitica e della volatilità nei mercati finanziari e delle materie prime. Il tasso di incremento del PIL nel primo trimestre è stato inferiore alle attese per motivi principalmente riconducibili alla volatilità dei dati irlandesi, che ha determinato revisioni al rialzo relativamente ampie per la crescita in Irlanda nel breve periodo. Al di là di tale volatilità, la revisione al ribasso della dinamica infra-annuale per il 2026 è principalmente connessa all’indebolimento delle prospettive per i consumi in quanto si ipotizza al momento una durata lievemente maggiore del conflitto in Medio Oriente, con un impatto più marcato sull’inflazione e quindi sui redditi reali[5]. Verso la fine dell’orizzonte temporale di proiezione la riduzione dei prezzi delle materie prime energetiche, la ripresa del reddito disponibile reale e il miglioramento del clima di fiducia implicano un lieve rafforzamento della crescita nel 2028. Dato che nelle proiezioni di marzo le prospettive di crescita erano già state riviste verso il basso, l’impatto atteso derivante dalla guerra risulta più chiaro quando le proiezioni di giugno 2026 sono confrontate con quelle di dicembre 2025 e corrisponde a una revisione cumulata al ribasso di 0,5 punti percentuali per il periodo 2026-2027 e a una correzione al rialzo di 0,1 punti percentuali per il 2028.

Grafico 3

Revisioni delle proiezioni per la crescita del PIL in termini reali rispetto all’esercizio previsivo di marzo 2026

a) Scomposizione in crescita infra-annuale ed effetti di trascinamento

b) Scomposizione nelle principali componenti di spesa

(punti percentuali)

(punti percentuali)

Nota: le linee verticali indicano l’inizio dell’attuale orizzonte temporale di proiezione. Le revisioni sono basate su dati non arrotondati.

Tavola 2

Proiezioni per il PIL in termini reali, per il commercio e per i mercati del lavoro

(variazioni percentuali annue, salvo diversa indicazione; revisioni in punti percentuali)

 

Giugno 2026

Revisioni rispetto a marzo 2026

2025

2026

2027

2028

2026

2027

2028

PIL in termini reali

1,5

0,8

1,2

1,5

-0,1

-0,1

0,1

PIL in termini reali con domanda interna modificata per l’Irlanda1)

1,1

0,9

1,1

1,5

-0,1

-0,1

0,1

Consumi privati

1,5

0,8

1,0

1,4

-0,2

-0,1

0,2

Consumi collettivi

1,6

1,6

1,0

1,3

-0,2

-0,1

0,0

Investimenti

3,1

1,8

1,7

2,1

-0,1

0,0

0,0

Esportazioni2)

2,1

1,1

2,6

2,9

-0,1

0,2

0,1

Importazioni2)

3,8

1,6

2,4

3,0

-0,4

0,0

0,1

Contributo al PIL fornito da:

 

 

 

 

 

 

 

Domanda interna

1,8

1,1

1,1

1,5

-0,2

-0,1

0,2

Esportazioni nette

-0,7

-0,2

0,2

0,1

0,1

0,1

0,1

Variazioni delle scorte

0,3

-0,1

0,0

0,0

0,0

0,0

0,0

Reddito disponibile reale

1,0

0,3

1,0

1,1

-0,3

-0,2

0,2

Saggio di risparmio delle famiglie
(% del reddito disponibile)

14,5

14,1

14,1

13,9

-0,5

-0,5

-0,6

Occupazione3)

0,7

0,4

0,5

0,6

-0,1

0,1

0,2

Tasso di disoccupazione

6,3

6,3

6,2

6,0

0,0

-0,1

-0,2

Partite correnti (% del PIL)

1,7

1,3

1,5

1,5

0,2

0,1

-0,1

Nota: le proiezioni riguardanti il PIL in termini reali e le sue componenti si basano su dati destagionalizzati e corretti per il numero di giornate lavorative. Le statistiche storiche possono divergere dalle pubblicazioni più recenti dell’Eurostat a causa della divulgazione dei dati oltre la data di chiusura delle proiezioni. Le revisioni sono calcolate su dati arrotondati.
1) La domanda interna modificata è descritta nella nota 3.
2) Incluso l’interscambio verso l’interno dell’area dell’euro.
3) Lavoratori dipendenti.

Il mercato del lavoro dovrebbe continuare a evidenziare una buona tenuta, in quanto si ipotizza che le imprese attuino strategie di mantenimento di manodopera in risposta a un temporaneo calo della crescita economica dovuto al conflitto in Medio Oriente. La dinamica dell’occupazione si è moderata nel 2025, dopo anni di espansione robusta, e ancor prima dello scoppio della guerra in Medio Oriente ci si attendeva già una prosecuzione di questa fase di riequilibrio nel 2026 e nel 2027. Le proiezioni di giugno 2026 riflettono l’aspettativa che le imprese preservino in larga misura i livelli occupazionali nel breve periodo, nonostante lo shock negativo sul prodotto. Poiché si ipotizza che le ricadute del conflitto siano transitorie, i benefici che le imprese potrebbero ricavare dai licenziamenti sono più che compensati dai costi e dai problemi legati alle successive riassunzioni. L’occupazione si espanderebbe a un ritmo lievemente inferiore nel 2026 rispetto a quanto previsto nelle proiezioni di marzo; mostrerebbe tuttavia una maggiore capacità di tenuta nel 2027 e nel 2028, quando aumenterebbe a un tasso annuo di circa lo 0,5-0,6% (grafico 4, pannello a). Ciò riflette la dinamica dell’attività economica, comprese prospettive più positive per la crescita del PIL nel 2028. Tuttavia, il tasso di incremento dell’occupazione rimane al di sotto del livello suggerito dalla sua relazione storica con il prodotto in quanto prosegue la fase di riequilibrio nel mercato del lavoro. Questo percorso di aggiustamento dà luogo a una lieve revisione al ribasso, di 0,1 punti percentuali, della crescita della produttività del lavoro nel 2027 rispetto alle proiezioni di marzo. Il tasso di disoccupazione scenderebbe nell’orizzonte temporale di proiezione, raggiungendo il 6,0% nel 2028, il che rappresenta una correzione al ribasso rispetto alle proiezioni di marzo (grafico 4, pannello b). Tale revisione è dovuta principalmente a dati recenti migliori del previsto per alcuni paesi e a una dinamica lievemente più positiva del prodotto e dell’occupazione prevista per il 2028. Inoltre, forze strutturali come gli andamenti demografici dovrebbero contribuire a ridurre il tasso di disoccupazione.

Grafico 4

Mercati del lavoro dell’area dell’euro

a) Occupazione

b) Tasso di disoccupazione

(variazioni percentuali sui dodici mesi)

(percentuale delle forze di lavoro)

Nota: le linee verticali indicano l’inizio dell’attuale orizzonte temporale di proiezione.

Riquadro 1
Contesto internazionale

La guerra in corso in Medio Oriente sta esercitando significative pressioni al ribasso sull’economia mondiale, principalmente a causa dei rincari delle materie prime energetiche[6]. Il blocco dello stretto di Hormuz e il fallimento finora dei negoziati di pace hanno mantenuto elevati i prezzi dell’energia, in particolare del petrolio. Gli shock sui prezzi e le perturbazioni delle catene di approvvigionamento, assieme all’inasprirsi delle condizioni finanziarie mondiali e all’aumento dell’incertezza geopolitica, hanno agito da freno sulle prospettive per la crescita a livello mondiale, che sono tuttavia ancora sorrette dai robusti investimenti legati all’intelligenza artificiale (IA) e dalle misure adottate sul piano delle politiche.

La crescita del PIL mondiale in termini reali scenderebbe dal 3,6% nel 2025 al 3,0% nel 2026, per poi risalire lievemente portandosi al 3,2% nel 2027 e al 3,3% nel 2028 (tavola A). Rispetto all’esercizio di marzo, le prospettive di crescita sono state riviste ulteriormente al ribasso per il 2026 in considerazione degli effetti della guerra sulla domanda privata e dell’inasprimento delle condizioni finanziarie, di cui ci si attende il persistere per tutto l’orizzonte temporale di proiezione[7]. Negli Stati Uniti l’attività economica ha recuperato agli inizi del 2026 dopo la fine della serrata dell’amministrazione pubblica, ma dovrebbe mantenersi modesta nel prossimo periodo a causa del rincaro del petrolio. La crescita della Cina scenderebbe al 4,7% nel 2026, per poi stabilizzarsi intorno al 4,0% negli anni successivi.

L’inflazione a livello mondiale dovrebbe salire al 3,5% nel 2026, dal 3,1% nel 2025, trainata principalmente dai rincari dell’energia oltre che dai prezzi delle materie prime non energetiche[8]. Ci si attende che l’impatto inflazionistico sia disomogeneo tra le varie regioni e che risulti più marcato nelle economie avanzate e in alcuni mercati emergenti importatori di materie prime. L’inflazione a livello internazionale è stata rivista al rialzo di 0,4 punti percentuali per il 2026 rispetto alle proiezioni di marzo e di 0,3 punti percentuali per il 2027.

La guerra in Medio Oriente dovrebbe gravare sulla domanda esterna dell’area dell’euro e sospingere verso l’alto i prezzi all’esportazione dei paesi concorrenti dell’area. Si prevede che la crescita della domanda esterna scenda nettamente dal 4,6% nel 2025 al 3,2% nel 2026, per poi salire al 3,4% sia nel 2027 sia nel 2028. Il forte aumento delle importazioni nel primo trimestre del 2026 riflette la maggiore domanda di importazioni negli Stati Uniti, nella Corea del Sud, in Cina e in altri paesi, trainata in parte dal vigore degli scambi di prodotti e servizi connessi alla tecnologia. Tale andamento spiega gran parte della revisione al rialzo per il 2026 rispetto all’esercizio di marzo. In prospettiva, il commercio mondiale dovrebbe essere sostenuto dalla domanda di beni connessi alla tecnologia, dalla minore incertezza sulle politiche commerciali in materia ad esempio di dazi e da un rallentamento meno pronunciato dell’interscambio nei mercati emergenti rispetto a quanto previsto nelle proiezioni precedenti. Ciò ha determinato una correzione verso l’alto della domanda esterna dell’area dell’euro, specialmente per il 2026. Nondimeno, i rincari dei beni energetici dovrebbero frenare la domanda di esportazioni dell’area. I paesi concorrenti dell’area dell’euro dovrebbero registrare un aumento significativo dei prezzi all’esportazione a causa dei maggiori costi dell’energia.

Tavola A

Contesto internazionale

(variazioni percentuali annue, revisioni in punti percentuali)

 

Giugno 2026

Revisioni rispetto a marzo 2026

2025

2026

2027

2028

2025

2026

2027

2028

PIL mondiale in termini reali (esclusa l’area dell’euro)

3,6

3,0

3,2

3,3

0,0

-0,3

0,0

0,0

Commercio mondiale (esclusa l’area dell’euro)1)

5,5

4,2

3,6

3,5

0,5

1,9

0,7

0,3

Domanda esterna dell’area dell’euro2)

4,6

3,2

3,4

3,4

0,3

1,1

0,4

0,1

IPC mondiale (esclusa l’area dell’euro)

3,1

3,5

3,0

2,5

0,0

0,4

0,3

0,0

Prezzi all’esportazione dei paesi concorrenti in valuta nazionale3)

1,2

4,2

2,5

1,7

0,0

1,7

0,5

0,1

Nota: le revisioni sono calcolate su dati arrotondati.
1) Calcolato come media ponderata delle importazioni.
2) Calcolata come media ponderata delle importazioni dei partner commerciali dell’area dell’euro.
3) Calcolati come media ponderata dei deflatori delle esportazioni dei partner commerciali dell’area dell’euro.

Riquadro 2
Ipotesi tecniche

Rispetto alle proiezioni dello scorso marzo, le ipotesi tecniche incorporano prezzi del petrolio notevolmente più elevati, un lieve rafforzamento dell’euro, tassi di interesse più alti e un aumento del dazio effettivo applicato dagli Stati Uniti sulle importazioni dall’area dell’euro. I corsi petroliferi hanno fatto registrare un considerevole incremento ulteriore dopo le proiezioni di marzo poiché la guerra in corso in Medio Oriente ha provocato gravi perturbazioni nelle spedizioni di greggio attraverso lo Stretto di Hormuz, dove transita abitualmente circa il 20% dell’offerta mondiale[9]. Si ipotizza che le quotazioni del petrolio raggiungano in media 112 dollari statunitensi al barile nel secondo trimestre del 2026, un livello superiore del 25% a quanto ipotizzato nell’esercizio previsivo di marzo e di oltre il 75% rispetto alle proiezioni di dicembre 2025. Anche per il periodo 2027-2028 le ipotesi per i prezzi del petrolio sono state riviste al rialzo, sebbene in misura inferiore, il che implica un calo ipotizzato più marcato nell’arco di tempo considerato (del 32% sino alla fine del 2028 rispetto al 22% dell’esercizio di marzo). Le ipotesi sui prezzi del gas sono state invece corrette lievemente al ribasso per il breve periodo a causa della minore domanda, ma al rialzo nel prosieguo dell’orizzonte temporale di riferimento in quanto ci si attende che le turbative dell’offerta di gas siano più persistenti. I prezzi dell’elettricità sono stati rivisti leggermente verso l’alto in media nel periodo 2026-2028[10]. La crescita dei prezzi alla produzione agricola nell’area dell’euro nel 2026 e nel 2027 è stata corretta al rialzo rispetto alle proiezioni di marzo, sullo sfondo dei rincari delle materie prime alimentari ed energetiche a livello internazionale. Il tasso di cambio dell’euro si è apprezzato dello 0,7% sul dollaro statunitense e dello 0,3% in termini effettivi nel confronto con l’esercizio previsivo di marzo. Le aspettative di mercato per i tassi di interesse a breve termine sono state riviste verso l’alto di 0,3 punti percentuali per il 2027 e di 0,2 punti percentuali per il 2028, mentre i tassi a lungo termine sono stati corretti verso l’alto di 0,1 punti percentuali per l’intero periodo in esame. A seguito delle revisioni del regime tariffario statunitense, il dazio effettivo applicato dagli Stati Uniti sulle importazioni di beni dall’UE è stato innalzato al 12% nelle proiezioni di giugno, dal 10,5% stimato nelle proiezioni di marzo, principalmente come conseguenza dell’introduzione di nuovi dazi sui prodotti farmaceutici brevettati, e si ipotizza che rimanga su tale livello nell’intero periodo in esame. Questi valori si confrontano con un dazio effettivo stimato del 13% applicato dagli Stati Uniti alla totalità dei suoi partner commerciali, che è sostanzialmente invariato rispetto alle proiezioni di marzo.

Tavola A

Ipotesi tecniche

Giugno 2026

Revisioni rispetto a marzo 2026

2025

2026

2027

2028

2026

2027

2028

Materie prime:

Prezzo del petrolio (USD al barile)

69,1

96,9

82,2

77,1

19,2

14,0

9,8

Prezzi del gas naturale (EUR per MWh)

36,2

45,6

37,5

27,9

-1,6

2,4

6,9

Prezzi del mercato all’ingrosso dell’elettricità (EUR per MWh)

83,6

89,3

78,2

68,1

1,9

0,4

4,4

Quote di emissione nell’ETS1 (EUR per tonnellata di CO2)

73,9

74,6

76,4

79,2

2,3

4,1

4,8

Quote di emissione nell’ETS2 (EUR per tonnellata di CO2)

 -

-

-

46,0

-

-

0,0

Prezzi delle materie prime non energetiche in USD (variazione percentuale annua)

5,8

3,0

0,8

-1,9

2,2

0,3

-1,3

Prezzi alla produzione agricola nell’area dell’euro (variazione percentuale sul periodo corrispondente)

4,1

-0,4

2,9

-0,2

1,4

0,8

-0,7

Tassi di cambio:

 

 

 

 

 

 

 

Tasso di cambio USD/EUR

1,13

1,17

1,17

1,17

0,6

0,7

0,7

Tasso di cambio effettivo nominale dell’euro (TCE-40) (1° trim. 1999 = 100)

128,3

130,0

129,8

129,8

0,3

0,3

0,3

Ipotesi finanziarie:

 

 

 

 

 

 

 

Euribor a tre mesi (percentuale annua)

2,2

2,4

2,8

2,7

0,1

0,2

0,1

Rendimenti dei titoli di Stato a dieci anni (percentuale annua)

3,1

3,4

3,7

3,8

0,1

0,1

0,1

Nota: le revisioni sono espresse in percentuale (per i livelli), in punti percentuali (per i tassi di crescita) e in percentuali annue. Le revisioni per i tassi di crescita e i tassi di interesse sono calcolate utilizzando cifre arrotondate a un decimale, mentre quelle segnalate come variazioni percentuali sono calcolate su dati non arrotondati. Le ipotesi tecniche concernenti i tassi di interesse dell’area dell’euro e i prezzi delle materie prime sono basate sulle aspettative di mercato al 21 maggio 2026. I prezzi del petrolio si riferiscono ai prezzi a pronti e dei contratti future per il greggio di qualità Brent. Con prezzi del gas si intendono le quotazioni a pronti e dei contratti future per il gas TTF olandese. I prezzi dell’elettricità si riferiscono alle quotazioni medie a pronti e dei contratti future sui prezzi del mercato all’ingrosso dell’elettricità per i cinque maggiori paesi dell’area. Il prezzo “sintetico” dei contratti future sulle quote di emissione nel sistema ETS1 (EU Allowances, EUA) è ricavato come valore di fine mese ottenuto per interpolazione lineare dei prezzi dei due contratti future sulle EUA più prossimi negoziati sulla Borsa europea dell’energia. I prezzi mensili dei future sulle EUA sono poi utilizzati per costruire una media volta a ottenere un equivalente a frequenza annuale. In assenza di scambi significativi di quote di emissione nell’ambito del sistema ETS2, gli esperti hanno fissato le ipotesi di prezzo in linea con l’ipotesi formulata dalla Commissione europea nelle previsioni economiche dell’autunno 2025 (cfr. il riquadro “Impatto macroeconomico delle politiche connesse ai cambiamenti climatici nell’area dell’euro”, Proiezioni macroeconomiche per l’area dell’euro formulate dagli esperti dell’Eurosistema, dicembre 2025). Il profilo delle quotazioni delle materie prime si basa sui prezzi impliciti nei contratti future osservati nei dieci giorni lavorativi fino alla data di ultimazione delle ipotesi tecniche, ad eccezione di quello dei prezzi alla produzione agricola nell’area dell’euro, per la cui previsione si utilizza un modello econometrico che tiene conto degli andamenti delle quotazioni internazionali delle materie prime alimentari. Si ipotizza che i tassi di cambio bilaterali restino invariati nell’orizzonte temporale di proiezione sui livelli medi osservati nelle dieci giornate lavorative fino alla data di aggiornamento delle ipotesi tecniche. Le ipotesi formulate per i rendimenti nominali dei titoli di Stato a dieci anni dell’area dell’euro si basano sulla media dei rendimenti dei titoli a dieci anni dei vari paesi, ponderata per il PIL su base annua. Dove esistono i dati necessari, i rendimenti nominali dei titoli di Stato a dieci anni dei diversi paesi sono definiti come i rendimenti dei titoli di riferimento a dieci anni estesi utilizzando il par yield a termine derivato, alla data di ultimazione delle ipotesi tecniche, dalle corrispondenti curve dei rendimenti dei vari paesi. Negli altri casi i rendimenti dei titoli di Stato a dieci anni dei diversi paesi sono definiti come il rendimento dei titoli di riferimento a dieci anni esteso utilizzando un differenziale costante (osservato alla data di aggiornamento delle ipotesi tecniche) rispetto all’ipotesi tecnica relativa al tasso di interesse a lungo termine privo di rischio dell’area dell’euro.

2.2 Prezzi e costi

L’inflazione complessiva misurata sull’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC) ha registrato un ulteriore aumento significativo ad aprile 2026, in un contesto in cui gli effetti della guerra in Medio Oriente sono finora circoscritti principalmente ai prezzi dell’energia[11]. L’aumento del tasso complessivo al 3,0% in aprile, dal 2,6% di marzo (1,9% in febbraio), è stato determinato da un’impennata nella componente dei beni energetici dovuta sia a un aumento dei prezzi dell’energia sul mese precedente sia a un effetto base al rialzo. L’inflazione dei beni alimentari è rimasta invariata, mentre il tasso misurato sullo IAPC al netto dei beni energetici e alimentari (HICPX) è sceso al 2,2%, dal 2,3% di marzo. La minore inflazione dei servizi ha più che compensato l’aumento di quella dei beni industriali non energetici (non-energy industrial goods, NEIG) in presenza di una crescita dei costi degli input manifatturieri e dei prezzi all’importazione. Nell’insieme, gli effetti del conflitto sui prezzi al consumo dei beni non energetici sono rimasti finora limitati.

Grafico 5

IAPC dell’area dell’euro

a) IAPC

(variazioni percentuali sui dodici mesi)


b) IAPC e componenti

(variazioni percentuali sui dodici mesi, punti percentuali)

Nota: le linee verticali indicano l’inizio dell’attuale orizzonte temporale di proiezione.

L’inflazione complessiva media salirebbe al 3,0% nel 2026, principalmente a causa dell’aumento dei prezzi dell’energia, per poi scendere al 2,0% nel 2028 con il venir meno dello shock energetico (grafico 5). L’inflazione complessiva dovrebbe aumentare al 3,4% nel terzo trimestre del 2026 e rimanere elevata fino agli inizi del 2027, trainata principalmente dalla componente energetica. Tuttavia ci si attende altresì la manifestazione graduale di effetti indiretti dei rincari dell’energia, che farebbero salire l’inflazione misurata sullo IAPC al netto dei beni energetici al 2,7% in media nel 2027, dal 2,3% agli inizi del 2026[12]. Gli effetti indiretti e di secondo impatto inclusi nello scenario di base delle proiezioni dovrebbero essere più moderati che nell’episodio inflazionistico del periodo 2021-2024. Ciò è dovuto principalmente alla minore entità dell’attuale shock dal lato del costo totale dell’energia, dati gli aumenti molto più limitati dei prezzi all’ingrosso del gas e dell’elettricità (grafico 6), oltre che al contesto attualmente meno inflazionistico, all’indebolimento generale della domanda aggregata e delle condizioni nel mercato del lavoro nonché a strozzature dell’offerta meno diffuse rispetto all’episodio precedente. L’inflazione complessiva diminuirebbe agli inizi del 2027 a causa dell’atteso calo dei prezzi delle materie prime energetiche e di importanti effetti base legati all’energia derivanti dal fatto che quest’anno consistenti aumenti dei prezzi al consumo dell’energia fuoriescono dal raffronto sul periodo corrispondente. Se ne prevede pertanto un brusco calo nel secondo trimestre del 2027, al 2,3%, e una stabilizzazione intorno al 2,0% nel medio periodo, poiché il contributo previsto dell’inflazione dei beni energetici è prossimo allo zero e gli effetti indiretti e di secondo impatto dello shock dal lato dell’energia dovrebbero essere contenuti (grafico 5, pannello b). Nell’analisi di scenario incentrata sull’impatto della guerra in Medio Oriente (riquadro 4) viene considerata la possibilità di effetti indiretti e di secondo impatto più forti come osservato nel precedente shock inflazionistico.

Grafico 6

Prezzi all’ingrosso delle materie prime energetiche – confronto tra i valori osservati nel periodo 2021-2022 e quelli ipotizzati nelle attuali proiezioni per il periodo 2026-2028

(variazioni percentuali sui dodici mesi, punti percentuali)

a) Periodo 2021-2022

b) Ipotesi dello scenario di base per il periodo 2026-2028

Fonte: elaborazioni della BCE.
Nota: l’indice è un aggregato dei prezzi del petrolio greggio (EUR al barile) e dei prezzi all’ingrosso del gas e dell’elettricità (EUR per MWh), ponderato per la quota della rispettiva componente energetica nel consumo finale di energia dell’UE.

L’inflazione dell’energia raggiungerebbe un massimo al 12,5% nel terzo trimestre del 2026, scenderebbe bruscamente nel 2027 a causa dei minori prezzi delle materie prime energetiche e di effetti base negativi, e tornerebbe a salire nel 2028 con l’introduzione dell’ETS2 (grafico 7). Il profilo dell’inflazione dell’energia nel 2026 è altamente incerto e riflette le ipotesi relative ai prezzi delle materie prime energetiche, in particolare del petrolio, e gli elevati margini di raffinazione e di distribuzione dei carburanti per il trasporto. I rincari del greggio e dei prodotti petroliferi raffinati si stanno trasmettendo pienamente e rapidamente ai prezzi al consumo dei carburanti liquidi, in linea con le regolarità storiche e in modo piuttosto simile nei vari paesi. Nel caso del gas e dell’elettricità, tuttavia, la trasmissione dai prezzi all’ingrosso a quelli al consumo rimane ritardata e varia da un paese all’altro. Nondimeno, i recenti cambiamenti nei mercati al dettaglio dell’energia suggeriscono che i prezzi al dettaglio, in particolare del gas, potrebbero reagire alle variazioni dei prezzi all’ingrosso con una rapidità lievemente maggiore rispetto al 2022. Dato l’attuale profilo dello shock, concentrato sui prezzi del petrolio, ci si attende che l’aumento dell’inflazione dei beni energetici sia determinato principalmente dai prezzi dei carburanti. Al tempo stesso sono state annunciate misure governative che attenueranno l’impatto dei rincari dell’energia, le quali sono concentrate nel secondo trimestre e dovrebbero ridurre l’inflazione dei beni energetici di circa 0,6 punti percentuali in media nel 2026. Dato il profilo discendente dei contratti future su petrolio e gas e gli ampi effetti base al ribasso agli inizi del 2027, in tale anno l’inflazione dell’energia dovrebbe scendere in territorio negativo. Nel 2028 sarebbe sospinta verso l’alto dall’introduzione dell’ETS2 [13].

Grafico 7

Componente energetica dell’inflazione misurata sullo IAPC nell’area dell’euro

(variazioni percentuali annue)

Nota: la linea verticale indica l’inizio dell’attuale orizzonte temporale di proiezione.

L’inflazione dei beni alimentari aumenterebbe nel breve periodo sulla scia dello shock dal lato dei prezzi dell’energia, per poi scendere verso il 2% nel prosieguo dell’orizzonte temporale di riferimento (grafico 8). Ci si attende che raggiunga un massimo al 3,7% nel secondo trimestre del 2027, di riflesso ai crescenti prezzi interni delle materie prime alimentari legati ai rincari dell’energia e dei fertilizzanti, nonché ad altri effetti indiretti dello shock sui prezzi dei beni energetici. Tali fattori dovrebbero più che compensare l’effetto frenante esercitato dalla moderazione dei corsi del cacao e del caffè e dall’allentamento delle pressioni salariali. L’inflazione dei beni alimentari dovrebbe diminuire con lo stabilizzarsi delle quotazioni delle materie prime e il venir meno degli effetti indiretti dei rincari dell’energia.

Grafico 8

Componente alimentare dell’inflazione nell’area dell’euro

(variazioni percentuali annue)

Nota: la linea verticale indica l’inizio dell’attuale orizzonte temporale di proiezione.

L’inflazione misurata sull’HICPX dovrebbe aumentare gradualmente e poi diminuire, collocandosi in media al 2,5% nel 2026 e nel 2027 e al 2,2% nel 2028 (grafico 9). Nel breve periodo salirebbe gradualmente fino a raggiungere un massimo al 2,7% nel primo trimestre del 2027; tale andamento sarebbe determinato soprattutto da un marcato aumento della componente dei NEIG, all’1,5%, mentre quella dei servizi rimarrebbe sostanzialmente stabile intorno al 3,3%. L’inflazione misurata sull’HICPX dovrebbe poi scendere nel corso del 2027, per effetto di un calo nella componente dei servizi. L’inflazione dei NEIG si rafforzerebbe ulteriormente, raggiungendo un massimo all’1,6% nel secondo trimestre del 2027, per poi diminuire a sua volta. Questo profilo dell’HICPX rispecchia il graduale accumulo di effetti indiretti derivanti dai rincari dei beni energetici a livello sia interno sia mondiale, che si riflettono in prezzi più elevati dei servizi di viaggio, in un aumento dei prezzi all’importazione e di conseguenza in una crescita dei costi degli input manifatturieri; ciò è in parte mitigato dall’allentarsi delle pressioni sul costo del lavoro, dal passato apprezzamento dell’euro e dalla penetrazione delle importazioni dalla Cina. Nel 2028 l’inflazione sia dei NEIG sia dei servizi dovrebbe moderarsi in presenza di un’attenuazione degli effetti indiretti e di limitati effetti di secondo impatto per il tramite dei salari. L’inflazione misurata sull’HICPX scenderebbe al 2,2% nel 2028 in un contesto in cui la componente dei servizi si collocherebbe al 2,8% e quella dei NEIG all’1,1%. I profili inizialmente divergenti dell’inflazione dei servizi e di quella dei NEIG possono essere in parte spiegati dalla diversa tempistica ed entità della trasmissione dello shock energetico nei due settori (gli shock dal lato dell’energia di norma hanno un impatto più rapido e ampio, ancorché meno persistente, sull’inflazione dei NEIG) nonché dal fatto che i prezzi all’importazione svolgono un ruolo maggiore per l’inflazione dei NEIG[14].

Grafico 9

Inflazione nell’area dell’euro misurata sull’HICPX

(variazioni percentuali annue)

Nota: la linea verticale indica l’inizio dell’attuale orizzonte temporale di proiezione. Le linee tratteggiate si riferiscono alle proiezioni degli esperti di marzo 2026 e quelle puntinate orizzontali ai tassi medi dal primo trimestre del 2001 al primo trimestre del 2026.

Da un confronto con le proiezioni dello scorso marzo emerge che l’inflazione complessiva misurata sullo IAPC è stata rivista verso l’alto di 0,4 e 0,3 punti percentuali, rispettivamente, per il 2026 e per il 2027 e verso il basso di 0,1 punti percentuali per il 2028 (grafico 10, pannello a). Le revisioni al rialzo dell’inflazione complessiva derivano da correzioni riguardanti tutte le componenti e sono concentrate nella seconda metà del 2026 e nella prima del 2027. Il profilo più elevato dell’inflazione è in linea con le recenti sorprese al rialzo per i beni alimentari non trasformati e per l’HICPX, con le ipotesi di maggiori prezzi delle materie prime energetiche e alimentari e con i più marcati effetti attesi della guerra in Medio Oriente sulle componenti non energetiche. La revisione al ribasso dell’inflazione complessiva per il 2028 è coerente con un calo lievemente più pronunciato delle ipotesi per i corsi petroliferi rispetto alle proiezioni di marzo. L’innalzamento del profilo dell’HICPX nel periodo in esame riflette un aumento dell’inflazione sia per la componente dei servizi sia per quella dei NEIG nel 2026 e nel 2027, in un contesto in cui quest’ultima determina correzioni verso l’alto nel periodo 2027-2028 (tavola 3). Poiché gran parte dello shock energetico era già stata incorporata nell’esercizio previsivo di marzo, le revisioni rispetto alle proiezioni antecedenti il conflitto forniscono un quadro più completo dell’impatto della guerra. Nel confronto con l’esercizio di dicembre 2025, l’inflazione complessiva è stata rivista considerevolmente al rialzo per il 2026 e per il 2027 (rispettivamente di 1,1 e 0,5 punti percentuali), di riflesso a un effetto immediato sull’inflazione dei beni energetici e alla sua trasmissione ritardata alle componenti non energetiche. Rimane tuttavia invariata per il 2028, poiché l’impatto diretto al ribasso esercitato dalla componente energetica compensa sostanzialmente quello indiretto al rialzo derivante dall’inflazione dei beni non energetici (grafico 10, pannello b). La componente energetica dello IAPC è stata rivista al rialzo di 5,8 punti percentuali (cumulativamente nel periodo 2026-2028) rispetto alle proiezioni dello scorso dicembre, mentre l’inflazione misurata sullo IAPC al netto dell’energia è stata corretta verso l’alto di 1,1 punti percentuali. Quest’ultima correzione è principalmente connessa a effetti indiretti e, in misura minore, a effetti di secondo impatto esercitati dallo shock energetico. Poiché tali effetti possono essere sottostimati dai modelli di proiezione standard nel contesto di ampi shock dal lato dei prezzi dell’energia, sono stati inclusi alcuni limitati aggiustamenti verso l’alto, basati sul giudizio degli esperti, per cogliere i maggiori effetti di trasmissione dei rincari dei beni energetici.

Grafico 10

Revisioni delle proiezioni per l’inflazione

a) Rispetto alle proiezioni degli esperti di marzo 2026

(punti percentuali)


a) Rispetto alle proiezioni degli esperti di dicembre 2025

(punti percentuali)

Nota: le revisioni sono calcolate su dati non arrotondati.

La crescita dei salari nominali diminuirebbe ulteriormente per tutto il 2026, per poi aumentare lievemente nel 2027 e stabilizzarsi nella seconda metà dell’arco temporale considerato. Il tasso di incremento del costo del lavoro per dipendente è calato nel quarto trimestre del 2025, sostanzialmente in linea con le proiezioni di marzo, e dovrebbe diminuire ulteriormente nel corso del 2026 riflettendo la debole dinamica della crescita a breve termine, il basso livello di fiducia e l’elevata incertezza, fattori che sostengono altresì le attese di un rallentamento delle retribuzioni contrattuali. Ci si attende che il ritmo di variazione del costo del lavoro per dipendente scenda dal 3,9% nel 2025 al 3,2% nel 2026 e che si mantenga su tale livello nel 2027 e nel 2028 con il rafforzarsi delle condizioni economiche (grafico 11, pannello a). La crescita dei salari reali dovrebbe diminuire nel 2026 e diventare negativa nella seconda metà dell’anno, per poi convergere gradualmente verso quella della produttività nel 2028 (grafico 11, pannello b). Rispetto alle proiezioni dello scorso marzo, il tasso di incremento del costo del lavoro per dipendente è stato rivisto al ribasso per il 2026, in linea con i segnali di allentamento delle pressioni dal lato dei salari derivanti dai dati recenti e dagli accordi salariali, e corretto lievemente verso l’alto per il 2028. L’attuale shock energetico dovrebbe esercitare un limitato effetto al rialzo sulla dinamica delle retribuzioni, in un contesto in cui le condizioni più deboli della domanda e la natura meno generalizzata dello shock rispetto all’episodio del 2021-2024 contribuirebbero a contenere gli effetti di secondo impatto.

Grafico 11

Andamenti salariali nell’area dell’euro

a) Costo del lavoro per dipendente

(variazioni percentuali annue)


b) Costo del lavoro reale per dipendente, produttività e costo del lavoro per unità di prodotto

(variazioni percentuali annue)

Nota: le linee verticali indicano l’inizio dell’attuale orizzonte temporale di proiezione. Nel pannello b), i dati sono deflazionati con il deflatore dei consumi privati.

La crescita del costo del lavoro per unità di prodotto dovrebbe diminuire gradualmente nel periodo in esame (grafico 11, pannello b). Il rallentamento nel corso del 2026 si spiega sia con la minore dinamica salariale sia con l’accelerazione della produttività, mentre gli andamenti a medio termine derivano dal lato della crescita della produttività. Anche il ritmo di incremento del deflatore del PIL dovrebbe diminuire, sulla scia del minore aumento del costo del lavoro per unità di prodotto, in parte compensato dal maggiore contributo dei profitti unitari.

I prezzi all’importazione evidenzierebbero una netta accelerazione nel breve periodo, seguita da un rallentamento nella seconda metà dell’orizzonte temporale di proiezione. In termini annui, la crescita del deflatore delle importazioni si collocherebbe al 3,7% nel 2026, in aumento rispetto allo 0,0% del 2025, trainata dalle maggiori pressioni dal lato dei prezzi delle materie prime energetiche, pur in presenza di un’azione di freno esercitata dal passato apprezzamento dell’euro e dalle importazioni a basso costo dalla Cina. Successivamente il tasso di incremento dei prezzi all’importazione scenderebbe all’1,3% nel 2028, di riflesso all’attesa normalizzazione delle condizioni mondiali.

Tavola 3

Andamenti dei prezzi e dei costi nell’area dell’euro

(variazioni percentuali annue, revisioni in punti percentuali)

 

Giugno 2026

Revisioni rispetto a marzo 2026

2025

2026

2027

2028

2026

2027

2028

IAPC

2,1

3,0

2,3

2,0

0,4

0,3

-0,1

IAPC al netto dell’ETS21)

2,1

3,0

2,3

1,9

0,4

0,3

0,0

IAPC al netto dell’energia

2,5

2,5

2,7

2,2

0,2

0,3

0,0

IAPC al netto di energia e alimentari

2,4

2,5

2,5

2,2

0,2

0,3

0,1

IAPC al netto di energia, alimentari e variazioni delle imposte indirette

2,4

2,4

2,5

2,2

0,2

0,3

0,1

IAPC - beni industriali non energetici

0,6

0,9

1,5

1,1

0,2

0,6

0,2

IAPC - servizi

3,4

3,3

3,0

2,8

0,2

0,1

0,0

IAPC - energia

-1,4

8,4

-1,3

-0,1

2,2

0,7

-0,8

IAPC - alimentari

2,8

2,6

3,5

2,4

0,2

0,6

0,1

Deflatore del PIL

2,5

2,4

2,5

2,1

0,0

0,2

-0,1

Deflatore dei consumi privati

2,0

3,0

2,4

2,1

0,2

0,4

0,0

Deflatore delle importazioni

0,0

3,7

2,1

1,3

-0,6

0,7

0,4

Costo del lavoro per dipendente

3,9

3,2

3,2

3,2

-0,2

0,0

0,1

Costo del lavoro reale per dipendente

1,8

0,1

0,8

1,0

-0,5

-0,4

0,0

Produttività del lavoro per dipendente

0,7

0,4

0,8

1,0

0,0

-0,1

0,0

Costo unitario del lavoro

3,1

2,8

2,4

2,2

-0,2

0,1

0,1

Utili unitari2)

1,1

1,6

2,3

2,3

0,5

0,0

-0,1

Nota: le revisioni sono calcolate utilizzando dati arrotondati a un decimale. I valori riguardanti i deflatori del PIL e delle importazioni, il costo unitario del lavoro, il costo del lavoro per dipendente e la produttività del lavoro per dipendente si basano su dati destagionalizzati e corretti per il numero di giornate lavorative. Le statistiche storiche possono divergere dalle pubblicazioni più recenti dell’Eurostat a causa della divulgazione dei dati oltre la data di chiusura delle proiezioni.
1) Per quanto concerne l’impatto del sistema ETS2 sul tasso misurato sullo IAPC nel 2028, cfr. la nota 13.
2) Gli utili unitari sono definiti come margine operativo lordo e reddito misto (corretto per il reddito dei lavoratori autonomi) per unità di PIL in termini reali.

Riquadro 3
Prospettive per i conti pubblici

Dopo il lieve inasprimento di 0,1 punti percentuali del PIL osservato nel 2025, l’intonazione delle politiche di bilancio nell’area dell’euro dovrebbe allentarsi di 0,5 punti percentuali nel 2026 e poi tornare a irrigidirsi leggermente nel periodo 2027-2028 (tavola A)[15]. L’inasprimento nel 2025 è riconducibile soprattutto ad aumenti discrezionali dei contributi previdenziali e di altre imposte, che sono stati parzialmente compensati da spese aggiuntive, in particolare per investimenti e consumi pubblici. L’allentamento dal lato della spesa dovrebbe proseguire nel 2026, principalmente per effetto degli investimenti pubblici e dei trasferimenti fiscali. L’espansione degli investimenti riflette soprattutto gli elevati stanziamenti per difesa e infrastrutture in Germania e in alcuni paesi più piccoli, oltre che i progetti a titolo del programma Next Generation EU (NGEU). L’orientamento più restrittivo delle politiche di bilancio previsto per il 2027 e per il 2028 va ricondotto principalmente a fattori non discrezionali, mentre in termini di misure discrezionali si ritiene che l’inasprimento atteso in molti paesi tra cui l’Italia, la Francia e la Spagna (tra l’altro a seguito della scadenza della maggior parte dei finanziamenti nell’ambito dell’NGEU) sia sostanzialmente compensato dalle misure di stimolo, soprattutto in Germania[16].

Rispetto alle proiezioni di marzo, l’orientamento fiscale sarebbe lievemente più espansivo nel 2026 e corrispondentemente più restrittivo nel 2027, mentre rimarrebbe invariato nel 2028. Nel 2025 un ulteriore lieve inasprimento va ricondotto principalmente ai consumi collettivi (inferiori alle attese in Francia), mentre gli investimenti pubblici sono stati leggermente superiori a quanto stimato nell’esercizio previsivo di marzo. L’allentamento più marcato nel 2026 rispetto alle proiezioni di marzo e la corrispondente inversione (maggiore inasprimento) nel 2027 sarebbero dovuti principalmente alle nuove misure temporanee di sostegno connesse all’energia adottate dai governi dall’inizio della guerra in Medio Oriente (pari a circa lo 0,1% del PIL) e ai consumi collettivi.

Il disavanzo di bilancio e il debito in rapporto al PIL dell’area dell’euro dovrebbero aumentare in un contesto in cui il disavanzo raggiungerebbe un massimo nel 2027 ben al di sopra della soglia del 3% e il debito risulterebbe pari al 90% del PIL nel 2028. Il disavanzo di bilancio dell’area dell’euro, che nel 2025 è risultato lievemente inferiore alle attese collocandosi al 2,9% del PIL, dovrebbe aumentare nettamente portandosi al 3,6% nel 2026 e raggiungendo un massimo al 3,7% nel 2027. L’aumento nel periodo in esame riflette in larga parte la crescita costante della spesa per interessi (di circa 0,5 punti percentuali di PIL). Inoltre, la maggiore espansione del disavanzo nel 2026 rispecchia l’allentamento dell’intonazione di bilancio descritto in precedenza e un lieve deterioramento della componente ciclica. Quest’ultimo andamento proseguirebbe nel 2027, contribuendo a far crescere il disavanzo, ma si invertirebbe nel 2028 quando, unitamente al previsto inasprimento fiscale, determinerebbe un lieve miglioramento della posizione di bilancio. Il rapporto debito/PIL dell’area dell’euro segue un profilo ascendente in un contesto in cui i perduranti disavanzi primari e i raccordi disavanzo-debito positivi dovrebbero più che compensare gli effetti favorevoli, ancorché in calo, dei differenziali tra tasso di interesse e tasso di crescita. Rispetto alle proiezioni di marzo, dopo lievi oscillazioni nel periodo 2025-2026, il disavanzo rimarrebbe invariato negli anni successivi, mentre il rapporto debito/PIL è stato rivisto lievemente al rialzo a causa di differenziali tra tasso di interesse e tasso di crescita e di raccordi disavanzo-debito meno favorevoli.

Tavola A

Prospettive per le finanze pubbliche nell’area dell’euro

(in percentuale del PIL; revisioni in punti percentuali)

 

Giugno 2026

Revisioni rispetto a marzo 2026

2024

2025

2026

2027

2028

2025

2026

2027

2028

Orientamento delle politiche di bilancio1)

0,9

0,1

-0,5

0,4

0,2

0,1

-0,2

0,2

0,0

Saldo di bilancio delle amministrazioni pubbliche

-3,0

-2,9

-3,6

-3,7

-3,6

0,1

-0,2

0,0

0,0

Saldo strutturale di bilancio2)

-3,0

-3,0

-3,6

-3,7

-3,7

0,1

-0,1

0,0

0,0

Debito lordo delle amministrazioni pubbliche

86,6

87,4

88,7

89,4

90,0

-0,1

0,3

0,4

0,5

Nota: le revisioni sono basate su dati non arrotondati.
1) Misurato come variazione del saldo primario di bilancio corretto per il ciclo. I dati riportati sono altresì corretti per tenere conto del fatto che le entrate derivanti dalle sovvenzioni nell’ambito del programma Next Generation EU (NGEU) non sono state prelevate dall’economia nazionale. Un valore negativo (positivo) implica un allentamento (inasprimento) delle politiche di bilancio.
2) Calcolato come saldo delle amministrazioni pubbliche al netto degli effetti transitori del ciclo economico (o saldo primario di bilancio corretto per gli effetti del ciclo, menzionato in precedenza, più spesa per interessi) e al netto delle misure classificate come temporanee ai sensi della definizione del Sistema europeo di banche centrali.

3 Scenari alternativi per l’impatto economico del conflitto in Medio Oriente

Le principali incertezze che caratterizzano le proiezioni degli esperti di giugno 2026 riguardano l’attuale guerra in Medio Oriente e il suo impatto sui prezzi dell’energia e sul grado di incertezza, nonché la propagazione all’economia[17]. Al fine di illustrare tali incertezze, come nell’esercizio previsivo di marzo 2026, le proiezioni sono integrate da una serie di scenari alternativi che offrono, a scopo illustrativo, profili alternativi ipotetici per i prezzi delle materie prime energetiche e la loro propagazione all’economia dell’area dell’euro. Nessuna probabilità è attribuita a questi scenari, che sono finalizzati più che altro a illustrare le principali incertezze riguardo all’impatto del conflitto. Mentre lo scenario di base incorpora i profili delle quotazioni delle materie prime energetiche inclusi nelle ipotesi tecniche (riquadro 2), gli scenari alternativi differiscono per tre aspetti principali: l’entità dello shock sull’energia, il grado di incertezza e l’intensità della trasmissione dello shock energetico ai prezzi dei beni non energetici (tavola 4). Per quanto riguarda la trasmissione, le non linearità e gli effetti di secondo impatto sull’inflazione possono assumere rilevanza nel contesto di shock di ampia portata, un importante insegnamento tratto dalla valutazione della strategia di politica monetaria condotta dalla BCE nel 2025 (riquadro 4). Le analisi di sensibilità per lo scenario grave esaminano le implicazioni di due rischi attualmente molto presenti, vale a dire il rischio di un razionamento delle forniture energetiche e il rischio di carenza di carburante per l’aviazione. In linea con la convenzione standard per le analisi di scenario nelle proiezioni degli esperti, gli scenari ipotizzano che le politiche monetaria e di bilancio nell’area dell’euro siano invariate rispetto allo scenario di base[18]. Per i tassi di interesse a breve e a lungo termine, le proiezioni si basano sulle aspettative di mercato.

Tavola 4

Narrativa dello scenario di base e degli scenari alternativi riguardo al conflitto in Medio Oriente

Scenario

Prezzi delle materie prime energetiche

Incertezza

Effetti indiretti e di secondo impatto sull’inflazione

Risposta delle politiche di bilancio e monetaria nell’area dell’euro

Scenario di base

I prezzi delle materie prime energetiche seguono le ipotesi tecniche 1.

In linea con l’aumento dell’indice VIX osservato nelle settimane successive allo scoppio del conflitto, prima della sua successiva inversione fino al 21 maggio 2026.

Limitato aggiustamento al rialzo basato sul giudizio degli esperti per tener conto di effetti possibilmente maggiori rispetto alle elasticità ottenute con i modelli standard in ragione dell’entità dello shock sull’energia.

I tassi di interesse a breve termine seguono le ipotesi tecniche 1. Si considerano solo le politiche di bilancio approvate per legge o le politiche annunciate e ben specificate.

Scenario più moderato

I prezzi delle materie prime energetiche seguono il 25° percentile delle distribuzioni di probabilità implicite nei mercati 1.

Invariata rispetto allo scenario di base.

Invariati rispetto allo scenario di base.

Nessuna oltre alle politiche incluse nello scenario di base.

Scenario avverso

I prezzi delle materie prime energetiche seguono il 75° percentile delle distribuzioni di probabilità implicite nei mercati 1.

Aumento dell’indice VIX di circa 10 punti, con una rapida inversione alla fine del 2026 verso il livello del quarto trimestre del 2025.

Calibrazione più forte rispetto allo scenario di base fondata sulla dinamica dell’inflazione nel periodo 2021-2024 e su modelli satellite (riquadro 4).

Nessuna oltre alle politiche incluse nello scenario di base.

Scenario grave

I prezzi delle materie prime energetiche seguono il 95° percentile delle distribuzioni di probabilità implicite nei mercati 1.

Aumento dell’indice VIX di circa 14 punti in presenza di incertezza che rimane significativamente più elevata nel periodo successivo rispetto allo scenario avverso sino alla fine del 2027.

Calibrazione più forte rispetto allo scenario avverso basata sulla dinamica dell’inflazione nel periodo 2021-2024 e su modelli satellite (riquadro 4).

Nessuna oltre alle politiche incluse nello scenario di base.

1) Le ipotesi tecniche e le distribuzioni di probabilità implicite nei mercati sono aggiornate al 21 maggio 2026.

3.1 Ipotesi fondamentali alla base degli scenari alternativi

3.1.1 Prezzi delle materie prime energetiche

Gli scenari alternativi utilizzano distribuzioni ricavate dalle densità implicite nelle opzioni per definire profili alternativi per i prezzi del petrolio e del gas all’ingrosso. Si ipotizza che a partire dal terzo trimestre del 2026 i prezzi del petrolio e del gas seguano il 25° percentile delle distribuzioni basate sul mercato nello scenario più moderato, il 75° percentile nello scenario avverso e il 95° percentile nello scenario grave (grafico 12)[19]. Tali percentili forniscono una valutazione basata sul mercato dei rischi attuali per i prezzi dell’energia e coprono implicitamente evoluzioni alternative della guerra in Medio Oriente e le relative implicazioni per le turbative dell’approvvigionamento energetico.

  • Nello scenario più moderato, il prezzo del petrolio scende a 88 dollari statunitensi al barile e quelli del gas a 41 euro per megawattora nel terzo trimestre del 2026 e risultano inferiori di circa il 15-20% rispetto a quanto indicato nello scenario di base per l’intero periodo considerato. Tale profilo previsto riflette verosimilmente le aspettative degli investitori circa la possibilità di una risoluzione molto rapida del conflitto, che determinerebbe una rapida normalizzazione dei mercati mondiali del petrolio e del gas e un ritorno dei prezzi ai livelli precedenti la guerra entro la fine del 2026.
  • Nello scenario avverso i corsi petroliferi salgono a 122 dollari al barile e quelli del gas a 60 euro per megawattora nel terzo trimestre e rimangono superiori di circa il 20-30% rispetto ai livelli dello scenario di base per tutto il periodo in esame, riflettendo verosimilmente aspettative di mercato di un conflitto più prolungato rispetto alle ipotesi formulate nello scenario di base.
  • Nello scenario grave, i prezzi del petrolio aumentano di circa il 60% e quelli del gas raddoppiano nel confronto con lo scenario di base, raggiungendo rispettivamente 166 dollari al barile e 98 euro per megawattora nel terzo trimestre. Anche gli shock sono altamente persistenti, con deviazioni dallo scenario di base ancora di entità analoga alla fine del periodo in esame. Tale persistenza riflette in parte una maggiore incertezza sugli orizzonti più lunghi, che amplia le densità delle probabilità implicite nelle opzioni. Potrebbe altresì rispecchiare aspettative di mercato di un conflitto prolungato associato a significativi danni alle infrastrutture di produzione di petrolio e di gas a livello regionale, con prezzi dell’energia che si manterrebbero pertanto elevati per un periodo protratto.

Grafico 12

Ipotesi per il profilo dei prezzi del petrolio e del gas naturale europeo

a) Prezzi del petrolio

b) Prezzi del gas

(USD al barile)

(EUR per MWh)

Fonti: Refinitiv ed elaborazioni degli esperti della BCE.
Nota: queste ipotesi sono aggiornate al 21 maggio 2026.

Tavola 5

Scenari per i prezzi delle materie prime energetiche – livelli e deviazioni dallo scenario di base

Scenario

3° trim. 2026 (USD al barile o EUR per MWh)

3° trim. 2026 (deviazione percentuale dallo scenario di base)

4° trim. 2028 (USD al barile o EUR per MWh)

4° trim. 2028 (deviazione percentuale dallo scenario di base)

Più moderato

Prezzi del petrolio

88

-15%

64

-16%

Prezzi del gas

41

-16%

20

-22%

Avverso

Prezzi del petrolio

122

19%

90

19%

Prezzi del gas

60

25%

34

31%

Grave

Prezzi del petrolio

166

62%

124

63%

Prezzi del gas

98

104%

55

109%

Fonte: BCE ed elaborazioni degli esperti della BCE.

3.1.2 Incertezza e sua trasmissione alle condizioni di finanziamento

Gli scenari avverso e grave ipotizzano che l’intensificazione della guerra in Medio Oriente accresca l’incertezza a livello mondiale e inneschi una ridefinizione dei prezzi nei mercati finanziari, sebbene in misure diverse, gravando sui consumi privati, sugli investimenti e sul commercio. L’indice VIX è utilizzato negli scenari come misura indiretta dell’incertezza globale. Si ipotizza che registri un brusco rialzo temporaneo nello scenario avverso e che tale rialzo sia maggiore e più persistente in quello grave. Tali ipotesi sono sostanzialmente coerenti con gli episodi di tensioni geopolitiche comparabili osservati storicamente, anche durante la guerra russa contro l’Ucraina e il conflitto in Medio Oriente a ottobre 2023 (grafico 13, pannello a). Nel complesso, l’incertezza incide sull’economia negli scenari in due modi: direttamente, tramite il suo impatto sul PIL in termini reali sotto forma di shock di fiducia, e indirettamente attraverso la trasmissione alle condizioni di finanziamento.

Grafico 13

Ipotesi per l’indice VIX e impatto su determinate variabili finanziarie

a) Indice VIX

(indice)


b) Differenziali sulle obbligazioni societarie e sui prestiti alle imprese nello scenario avverso e in quello grave

(punti base, deviazioni dallo scenario di base)

Fonti: BCE, Cboe Global Markets ed elaborazioni degli esperti della BCE.
Nota: nel pannello a) lo scenario di base si riferisce a un profilo previsto incondizionato ottenuto mediante un modello di autoregressione vettoriale bayesiano (BVAR) e non corrisponde alle ipotesi sottostanti allo scenario di base delle proiezioni in termini di effetti legati all’incertezza. Il modello include l’indice VIX, il PIL dell’area dell’euro, i consumi privati, gli investimenti delle imprese, l’inflazione misurata sullo IAPC e i tassi di interesse a breve termine. L’indice VIX è utilizzato come misura dell’incertezza poiché funge da input diretto nel modello finanziario nel pannello b). Nel pannello b), le variabili finanziarie sono il risultato di una previsione formulata utilizzando un modello BVAR Markov-switching con frequenza mista giornaliera e mensile condizionato ai profili dell’indice VIX nello scenario. Il modello include l’indice VIX, le azioni di banche e di società, i differenziali sulle obbligazioni bancarie, i differenziali sui prestiti sia alle famiglie sia alle imprese e i tassi di mercato a breve e a lungo termine desunti dalle proiezioni. L’ultima osservazione per l’indice VIX si riferisce al 21 maggio 2026.

Nello scenario avverso l’aumento temporaneo dell’incertezza si traduce in un impatto di breve durata sul costo sostenuto dalle imprese dell’area dell’euro per il debito emesso sul mercato e in una reazione relativamente modesta dal lato del processo di determinazione dei tassi sui prestiti, mentre nello scenario grave gli effetti sono più pronunciati data l’ipotesi di una maggiore persistenza della volatilità (grafico 13, pannello b)[20]. Nello scenario avverso i differenziali sulle obbligazioni societarie aumentano di circa 40 punti base per un trimestre e poi si riducono velocemente di nuovo, in quanto il modello prevede un rapido ritorno allo stato di bassa volatilità. In quello grave i differenziali rimangono sostanzialmente al di sopra dello scenario di base fino al 2027 e vengono meno solo verso la fine dell’orizzonte temporale di proiezione quando l’indice VIX è in linea con uno stato di bassa volatilità. I differenziali sui prestiti (al di sopra del tasso privo di rischio) si ampliano in misura contenuta e graduale nello scenario avverso, poiché le banche sarebbero in grado di assorbire l’impatto di un aumento temporaneo dell’incertezza finanziaria, mentre in quello grave l’ampliamento è più pronunciato e protratto. Nello scenario avverso le valutazioni azionarie delle società si riducono in media di circa 7 punti percentuali nel terzo e nel quarto trimestre del 2026, per poi recuperare quasi completamente nel 2027, mentre in quello grave rimangono inferiori di oltre il 10% rispetto allo scenario di base per tutto il 2027.

3.2 Implicazioni macroeconomiche

3.2.1 Contesto internazionale

Poiché i legami commerciali diretti con la regione interessata dal conflitto sono relativamente limitati, la trasmissione dello shock all’economia mondiale dovrebbe operare principalmente attraverso l’accresciuta incertezza, oltre che gli effetti diretti e indiretti dei rincari dei beni energetici e alimentari (grafico 14). A livello internazionale la maggiore incertezza dovrebbe far scendere i prezzi delle attività, inasprire le condizioni di finanziamento e indebolire la spesa e il commercio. L’aumento dei prezzi del petrolio e del gas fa crescere i costi delle importazioni, riduce i redditi reali e grava maggiormente sulle economie importatrici di energia. I rincari dell’energia sospingono verso l’alto anche i prezzi dei beni alimentari, facendo salire l’inflazione e frenando ulteriormente la domanda globale[21].

Nello scenario avverso, l’economia mondiale è colpita da uno shock negativo moderato ma persistente dal lato dell’offerta. L’effetto congiunto dei canali dell’incertezza, dell’energia e dei beni alimentari genera pressioni al ribasso sull’attività economica e al rialzo sull’inflazione. Il clima di fiducia si indebolisce, le spinte dal lato dei costi delle importazioni aumentano e i redditi reali diminuiscono. Negli Stati Uniti si prevede che nel 2027 la crescita del PIL sia inferiore di circa 0,1 punti percentuali a quanto prospettato nello scenario di base, mentre l’inflazione raggiungerebbe un massimo portandosi circa 0,6 punti percentuali al di sopra del valore indicato nello scenario di base. Per l’economia mondiale esclusa l’area dell’euro ci si attende che nel 2027 il tasso di variazione del PIL sia inferiore di circa 0,2 punti percentuali nel confronto con lo scenario di base, mentre l’inflazione toccherebbe un massimo collocandosi circa 0,9 punti percentuali al di sopra del valore indicato in tale scenario. Per l’area dell’euro il tasso di cambio effettivo nominale dovrebbe deprezzarsi lievemente e poi normalizzarsi in seguito, mentre la domanda esterna sarebbe inferiore di circa lo 0,9% rispetto allo scenario di base nel 2028.

Grafico 14

Impatto sugli Stati Uniti e sull’economia mondiale esclusa l’area dell’euro

a) Stati Uniti

(deviazione in punti percentuali dal tasso di crescita dello scenario di base)


b) Economia mondiale esclusa l’area dell’euro

(deviazione in punti percentuali dal tasso di crescita dello scenario di base)

Fonti: elaborazioni degli esperti della BCE basate su simulazioni condotte impiegando il modello ECB-GLOBAL.
Nota: le simulazioni sono condotte utilizzando un contesto previsivo con il modello ECB-GLOBAL in cui la politica monetaria dell’area dell’euro è esogena.

Nello scenario grave, lo shock negativo dal lato dell’offerta è molto più ampio e i suoi effetti persistono più a lungo. Lo shock energetico più ampio e persistente genera un impulso inflazionistico più forte, l’incertezza aumenta più nettamente e i maggiori effetti legati ai beni alimentari erodono ulteriormente il potere di acquisto in tutte le economie. Negli Stati Uniti si prevede che nel 2027 la crescita del PIL sia inferiore di circa 0,5 punti percentuali a quanto prospettato nello scenario di base, mentre l’inflazione raggiungerebbe un massimo portandosi circa 1,7 punti percentuali al di sopra del valore previsto in tale scenario. Per l’economia mondiale esclusa l’area dell’euro ci si attende che nel 2027 il tasso di variazione del PIL sia inferiore di circa 1 punto percentuale nel confronto con lo scenario di base, mentre l’inflazione toccherebbe un massimo collocandosi circa 2,6 punti percentuali al di sopra del valore previsto in tale scenario. Per l’area dell’euro il tasso di cambio effettivo nominale dovrebbe deprezzarsi inizialmente e poi normalizzarsi in seguito, mentre la domanda esterna sarebbe inferiore di circa il 3% rispetto allo scenario di base nel 2028.

Nello scenario più moderato, questi effetti di propagazione negativi si esauriscono più rapidamente in presenza di tassi di crescita superiori e di tassi di inflazione inferiori a quelli prospettati nello scenario di base delle proiezioni relative al contesto internazionale. Poiché i prezzi dell’energia tornano a diminuire più velocemente, l’impulso inflazionistico si attenua con maggiore rapidità, l’incertezza si riduce, le condizioni di finanziamento si normalizzano e la domanda esterna è più forte. Di conseguenza, il commercio mondiale registra risultati migliori e l’area dell’euro beneficia di un contesto esterno più favorevole rispetto allo scenario di base.

Riquadro 4
Calibrazione degli effetti indiretti e di secondo impatto sull’inflazione dei beni non energetici nell’area dell’euro negli scenari alternativi

A cura di Antoine Kornprobst e Srečko Zimic

L’episodio inflazionistico del periodo 2021-2024 nell’area dell’euro fornisce evidenze del fatto che la trasmissione di ampi shock dal lato dei prezzi dell’energia può essere considerevolmente maggiore rispetto a quanto implicito nelle regolarità storiche incorporate nei modelli di proiezione standard. Gli esercizi di valutazione delle previsioni condotti utilizzando il modello ECB-BASE suggeriscono che i parametri standard dei modelli di proiezione, basati su stime riguardanti un lungo periodo campione, implicano una trasmissione degli shock energetici ai prezzi al consumo notevolmente inferiore a quella osservata nel periodo 2021-2024[22]. Il grafico A mostra che quadri di riferimento empirici alternativi (non lineari) comportano una trasmissione degli shock energetici considerevolmente maggiore rispetto alle calibrazioni dei modelli standard. Le elasticità ricavate dai modelli impiegati per le proiezioni dell’Eurosistema suggeriscono un aggiustamento non lineare in base al livello dei corsi petroliferi. È stato stimato un modello non lineare con dati panel il quale suggerisce che la trasmissione dei prezzi dei beni energetici all’inflazione diventa molto più marcata quando si verificano shock in un contesto caratterizzato da condizioni tese nei mercati del lavoro, inflazione elevata e shock ampi. Le evidenze ricavate da un modello autoregressivo vettoriale bayesiano (BVAR) per l’inflazione indicano una trasmissione altrettanto forte dei prezzi dell’energia ai prezzi al consumo. Un modello di machine learning che tiene conto in maniera flessibile delle non linearità segnala effetti ancora maggiori in caso di ampi shock inflazionistici (circa 1,5 volte superiori a quelli esercitati dagli shock di medie dimensioni)[23]. Analogamente il modello di Bernanke-Blanchard, concepito specificamente per analizzare l’impennata dell’inflazione nel periodo 2021-2024, implica reazioni molto più forti dei salari, dell’inflazione di fondo e dell’inflazione complessiva rispetto alle elasticità standard del modello ECB-BASE. Versioni non lineari di modelli strutturali come il New Area-Wide Model (NAWM II) suggeriscono che ampi shock energetici possono generare risposte dei prezzi asimmetriche e dipendenti dallo stato attraverso curve di Phillips non lineari e canali indiretti dei costi di produzione.

Per tener conto di questi risultati, il modello ECB-BASE è calibrato in modo differente nei diversi scenari al fine di cogliere parte dei maggiori effetti indiretti e di secondo impatto che potrebbero verosimilmente concretizzarsi nello scenario avverso e in quello grave (grafico A). Il contesto attuale differisce dall’episodio inflazionistico del periodo 2021-2024 essendo caratterizzato da una domanda complessivamente più debole, da perturbazioni più contenute delle catene di approvvigionamento, da minori misure di sostegno di bilancio e da condizioni lievemente meno tese sul mercato del lavoro, a suggerire una trasmissione inferiore rispetto a quanto osservato in tale periodo. Al tempo stesso, la trasmissione potrebbe essere amplificata dalla memoria dell’inflazione e dalla natura più globale dello shock attuale. Le calibrazioni mirano pertanto a cogliere un plausibile aumento della trasmissione rispetto al modello ECB-BASE standard, fino a un livello che rimarrebbe comunque inferiore a quello osservato durante l’episodio del 2021-2024. Poiché lo scopo dell’analisi di scenario è valutare i rischi piuttosto che fornire le previsioni più probabili, è importante considerare la possibilità di non linearità. Gli scenari avverso e grave includono quindi una più forte trasmissione alle componenti energetica e alimentare dello IAPC, una maggiore trasmissione dei prezzi dell’energia all’inflazione di fondo (ossia al tasso calcolato al netto dei beni energetici e alimentari), una più elevata sensibilità delle aspettative di inflazione all’inflazione effettiva e un’accresciuta indicizzazione dei salari[24],,[25]. Lo scenario più moderato ipotizza gli stessi effetti indiretti e di secondo impatto dello scenario di base (sezione 2.2).

Grafico A

Trasmissione dello shock energetico all’inflazione complessiva e all’inflazione di fondo nei vari modelli dopo 12 trimestri

Fonti: elaborazioni degli esperti della BCE.
Nota: gli istogrammi mostrano la trasmissione media dai prezzi dell’energia ai prezzi al consumo, calcolata come il rapporto medio delle risposte a impulso del livello dei prezzi su 12 trimestri. La trasmissione apparente è misurata dal rapporto tra le deviazioni cumulate del relativo indice dei prezzi da un profilo di crescita trimestrale dello 0,5% e le deviazioni cumulate di un indiceW sintetico dei prezzi delle materie prime energetiche (synthetic energy commodity price indicator, SECPI), con le deviazioni calcolate rispetto al primo trimestre del 2020. Il dato riportato si ottiene calcolando la media dei rapporti trimestrali nel periodo 2022-2024, al fine di allineare l’orizzonte temporale alle simulazioni dei modelli a 12 trimestri. L’utilizzo di un periodo più ampio non modificherebbe i risultati qualitativi. Gli indici dei prezzi sono depurati dal trend utilizzando una crescita annua del 2%. I calcoli della trasmissione si basano su una serie di modelli, cfr.: Angelini, E., Bokan, N., Christoffel, K., Ciccarelli, M. e Zimic, S., “Introducing ECB-BASE: The blueprint of the new ECB semi-structural model for the euro area’’, Working Paper Series, n. 2315, BCE, settembre 2019; Arce, O., Ciccarelli, M., Kornprobst, A. e Montes-Galdón, C. “What caused the euro area post-pandemic inflation?”, Occasional Paper Series, n. 343, BCE, febbraio 2024; Bobeica, E., Holton, S., Huber, F. e Martínez Hernández, C., “Beware of large shocks! A non-parametric structural inflation model”, Working Paper Series, n. 3052, BCE, maggio 2025; Bańbura, M., Bobeica, E. e Martínez Hernández, C., “What drives core inflation? The role of supply shocks”, Working Paper Series, n. 2875, BCE, novembre 2023, rivisto a marzo 2026; Martínez Hernández, C, “The granular transmission of energy shocks to inflation”, 2026, mimeo; Coenen, G., Karadi, P., Schmidt, S. e Warne, A., “The New Area-Wide Model II: an extended version of the ECB’s micro-founded model for forecasting and policy analysis”, Working Paper Series, n. 2200, BCE, novembre 2018. Le calibrazioni del modello ECB-BASE negli scenari avverso e grave riconoscono che gli shock entrano nella regione in cui le non linearità diventano quantitativamente rilevanti e le previsioni del modello lineare sottostimerebbero la trasmissione. La valutazione ex post della capacità predittiva del modello nel periodo 2021-2024 ha individuato i meccanismi di trasmissione alla base degli errori: una sottostima della trasmissione dei prezzi dell’energia allo IAPC per le componenti dei beni energetici, dei beni alimentari e dell’inflazione di fondo e l’effetto congiunto di aspettative di inflazione troppo stagnanti e di una debole indicizzazione dei salari nominali. Le nuove calibrazioni rafforzano la trasmissione all’inflazione complessiva e all’inflazione di fondo aumentando: 1) la trasmissione dei prezzi all’ingrosso delle materie prime ai prezzi al consumo dell’energia e dei beni alimentari; 2) la trasmissione ai prezzi dei beni industriali non energetici e dei servizi, con aumenti generalizzati dei prezzi derivanti dagli effetti indiretti dei prezzi dell’energia sui costi di produzione (utenze, input intermedi e trasporti); 3) il ritmo di aumento delle aspettative di inflazione in risposta all’inflazione osservata; 4) l’indicizzazione dei salari all’inflazione al consumo passata. La calibrazione della trasmissione è sottoposta a verifica incrociata utilizzando una serie di modelli composta dalle elasticità ricavate dall’aggregazione per l’area dell’euro dei modelli impiegati per le proiezioni dell’Eurosistema, da un modello panel per l’inflazione di fondo, dal modello di Bernanke-Blanchard, dal modello BVAR per l’inflazione e dalla variante non lineare del modello NAWM II. Le elasticità ricavate dai modelli utilizzati per le proiezioni dell’Eurosistema sono elasticità standardizzate delle principali variabili macroeconomiche a shock comuni in uso presso le banche centrali dell’Eurosistema per le proiezioni degli esperti. Il modello panel è un modello di trasmissione non lineare per l’HICPX stimato per nove economie dell’area dell’euro (Belgio, Germania, Spagna, Francia, Italia, Paesi Bassi, Austria, Portogallo e Finlandia) nel periodo compreso tra il primo trimestre del 2002 e il quarto del 2025. “Bassa inflazione” corrisponde a condizioni iniziali di inflazione non di fondo pari allo 0% e “alta inflazione” a condizioni iniziali di inflazione non di fondo pari al 15%. “Mercato del lavoro non teso” si riferisce a condizioni iniziali del rapporto fra posti di lavoro vacanti e disoccupazione corrispondenti al valore medio storico e “mercato del lavoro teso” a condizioni iniziali del rapporto tre deviazioni standard al di sopra della media storica. “Ampio shock” corrisponde a un aumento dei prezzi del petrolio e del gas pari o superiore al 70%, in linea con la soglia per i grandi shock individuata in Bobeica, Holton, Huber e Martínez Hernández (2025). Il modello di Bernanke-Blanchard per l’area dell’euro è stato nuovamente stimato e aumentato per consentire di suddividere l’equazione dei prezzi in IAPC per i beni energetici, IAPC per i beni alimentari e IAPC al netto di energia e alimentari al fine di consentire la simulazione e l’analisi della trasmissione di uno shock ai prezzi del petrolio e del gas. Il modello BVAR relativo all’inflazione segue Martínez Hernández, C., “The granular transmission of energy shocks to inflation”, 2026, mimeo, e comprende lo IAPC per i beni energetici, lo IAPC per i beni alimentari, lo IAPC per i servizi, lo IAPC per i beni, i prezzi alla produzione, la produzione industriale, i prezzi del petrolio in euro, i titoli di Stato tedeschi a un anno, le obbligazioni societarie dell’area dell’euro con rating BBB, i corsi azionari, l’indice dei responsabili degli acquisti (Purchasing Managers’ Index, PMI) relativo ai tempi di consegna dei fornitori, il Global Supply Chain Pressure Index e le retribuzioni contrattuali escluse le gratifiche. Le variabili sono trasformate in differenze logaritmiche quando necessario. Il modello utilizza la somma ponderata degli shock legati al petrolio e al gas come ricavato da Bańbura et al. (2023) quale strumento interno per gli shock energetici, considerando per il petrolio e per il gas gli stessi pesi del SECPI. Due versioni del modello NAWM II sono impiegate per effettuare una verifica incrociata della trasmissione in una variante non lineare del modello che incorpora una relazione curva tra prezzi/salari e costi marginali come in Harding, M., Lindé, J. e Trabandt, M. “Understanding Post-COVID Inflation Dynamics ”, IMF Working Papers, Fondo monetario internazionale, 2023. Il modello viene risolto in primo luogo con un approccio di linearizzazione standard e in secondo luogo con metodi non lineari che tengono conto di una forte curvatura della relazione di Phillips. Questa variante del modello tiene conto di una trasmissione positiva dei prezzi dell’energia alla produzione dei beni nazionali, ispirandosi al modello NAWM-E. Nella variante non lineare del modello, l’aumento dei costi marginali innesca una risposta dei prezzi più forte rispetto alla versione lineare, in quanto la decisione di prezzo ottimale delle imprese mira a recuperare i minori profitti in modo tanto più aggressivo quanto maggiore è lo shock.

3.2.2 Implicazioni macroeconomiche per l’area dell’euro

La serie di scenari comporta significativi rischi al ribasso per la crescita nell’area dell’euro e al rialzo per l’inflazione (tavola 6 e grafico 15). Sia lo scenario avverso sia quello grave implicano una crescita del PIL progressivamente più debole nell’area dell’euro (nel periodo 2026-2027) e un’inflazione più elevata e più persistente (nell’intero orizzonte temporale) rispetto allo scenario di base delle proiezioni di giugno, in un contesto in cui lo scenario grave indica un pronunciato deterioramento delle prospettive dovuto al persistere di shock energetici e legati all’incertezza. Nello scenario più moderato l’attività economica dovrebbe recuperare e l’inflazione dovrebbe moderarsi in tempi più rapidi.

Tavola 6

Principali variabili dell’area dell’euro nello scenario di base e negli scenari alternativi

(variazioni percentuali annue)

Crescita del PIL in termini reali

IAPC

IAPC al netto di energia e alimentari

2026

2027

2028

2026

2027

2028

2026

2027

2028

Scenario di base di giugno 2026

0,8

1,2

1,5

3,0

2,3

2,0

2,5

2,5

2,2

Scenario più moderato

0,8

1,4

1,6

2,9

1,8

1,8

2,4

2,3

2,1

Scenario avverso

0,7

0,9

1,5

3,3

3,0

2,3

2,5

2,7

2,3

Scenario grave

0,5

0,4

1,6

4,0

5,3

3,0

2,5

3,8

2,9

Fonte: elaborazioni degli esperti della BCE basate su simulazioni condotte impiegando il modello ECB-BASE.

Nello scenario più moderato, la crescita del PIL mostrerebbe una ripresa in qualche misura anticipata e l’inflazione dovrebbe moderarsi più rapidamente rispetto allo scenario di base. Poiché in questo scenario il rincaro dell’energia si riassorbe più velocemente di quanto ipotizzato nello scenario di base, l’inflazione scenderebbe su un livello inferiore a quello previsto nello scenario di base collocandosi al di sotto dell’obiettivo del 2% nel 2027 e nel 2028. Prezzi dell’energia più bassi favorirebbero anche la crescita del PIL, che in termini reali si attesterebbe lievemente al di sopra dello scenario di base, all’1,4% nel 2027 e all’1,6% nel 2028.

Nello scenario avverso, lo shock determinerebbe un persistente spostamento verso l’alto dei prezzi dei beni energetici, comportando pressioni inflazionistiche più prolungate, mentre la crescita del PIL risulterebbe indebolita nel breve periodo. Il tasso di incremento del PIL in termini reali scende al di sotto del livello prospettato nello scenario di base, allo 0,7% nel 2026 e allo 0,9% nel 2027, ma torna all’1,5% nel 2028 con il calo dei prezzi dell’energia e il venir meno dell’incertezza. In questo scenario l’inflazione misurata sullo IAPC sale al 3,3% nel 2026 e rimane elevata al 3,0% nel 2027, per poi portarsi al 2,3% nel 2028. L’inflazione di fondo raggiunge un massimo al 2,7% nel 2027, riflettendo la graduale evoluzione degli effetti indiretti e di secondo impatto su prezzi e salari, e cala al 2,3% nel 2028.

Lo scenario grave implica un contesto macroeconomico considerevolmente più difficile, determinato da shock più forti e più persistenti dal lato dei prezzi delle materie prime e da effetti indiretti e di secondo impatto amplificati. La crescita del PIL in termini reali registra una diminuzione marcata portandosi allo 0,5% nel 2026, in presenza di tassi di variazione negativi nella seconda metà dell’anno, e allo 0,4% nel 2027, a indicare una prolungata debolezza dell’attività, per poi risalire all’1,6% nel 2028. L’inflazione complessiva sale bruscamente, raggiungendo il 4,0% nel 2026 e un massimo del 5,3% nel 2027, mentre l’inflazione di fondo fa registrare un aumento sostanziale in un contesto in cui i rincari dell’energia si trasmettono in misura crescente ai prezzi e ai salari interni.

Grafico 15

Scenario di base e scenari alternativi per le principali variabili dell’area dell’euro

PIL in termini reali

(variazioni percentuali sul trimestre precedente)

IAPC

HICPX

(variazioni percentuali annue)

(variazioni percentuali annue)

IAPC - energia

IAPC - alimentari

(variazioni percentuali annue)

(variazioni percentuali annue)


Gli effetti macroeconomici negativi dello scenario avverso e di quello grave derivano inizialmente soprattutto dall’aumento dei costi dell’energia e dell’incertezza, ma nel tempo si manifestano in misura crescente attraverso ricadute più ampie sul commercio, sulla domanda interna e sull’inflazione di fondo. Il grafico 16 mostra che il deterioramento della crescita del PIL in termini reali riflette principalmente i rincari dei beni energetici, l’aumento dell’incertezza e la maggiore debolezza degli scambi commerciali. Nel 2027 il rallentamento diventa più pronunciato in quanto l’indebolimento della domanda mondiale, in parte legato al rincaro dei beni alimentari ed energetici a livello internazionale, grava ulteriormente sulle esportazioni dell’area dell’euro, mentre i prezzi più elevati dell’energia e l’inasprirsi delle condizioni di finanziamento esercitano un’ulteriore azione di freno sulla domanda interna. La crescita del PIL si normalizza gradualmente nel 2028 in un contesto in cui vengono meno le pressioni dal lato dei prezzi dell’energia e i salari si adeguano in qualche misura dopo il calo iniziale dei redditi reali. Per quanto riguarda l’inflazione, il principale canale di trasmissione opera attraverso i maggiori costi dell’energia, che esercitano effetti diretti sulla componente dei beni energetici ma che fanno altresì aumentare i costi di produzione dei prodotti non energetici. Nello scenario grave i maggiori effetti indiretti e di secondo impatto si trasmettono in misura crescente alla componente dei beni alimentari e a quella di fondo, determinando un’inflazione misurata sullo IAPC notevolmente più persistente. Nello scenario più moderato tassi di inflazione inferiori a quanto prospettato nello scenario di base, riconducibili in larga misura ai minori prezzi dell’energia, sostengono la crescita, che è ulteriormente sorretta da un contesto esterno più favorevole.

Grafico 16

Impatto sull’economia dell’area dell’euro per canale o per componente nei diversi scenari

a) PIL in termini reali, per canale

(deviazione in punti percentuali dal tasso di crescita nello scenario di base)


b) IAPC, per canale

(deviazione in punti percentuali dal tasso di crescita nello scenario di base)


c) IAPC, per componente

(deviazione in punti percentuali dal tasso di crescita nello scenario di base)

Fonte: elaborazioni degli esperti della BCE basate su simulazioni condotte impiegando il modello ECB-BASE.
Nota: le simulazioni sono condotte postulando un contesto previsivo con il modello ECB-BASE in cui si ipotizza che la politica monetaria dell’area dell’euro sia esogena.

3.3 Analisi di sensibilità delle turbative dal lato dell’offerta di energia e del carburante per l’aviazione nello scenario grave

Sono state condotte analisi di sensibilità per esaminare le implicazioni di due ulteriori canali di rischio, entrambi relativi ai prodotti energetici, oltre a quelli incorporati negli scenari considerati. Si tratta dell’impatto del razionamento delle forniture energetiche e della carenza di carburante per l’aviazione. Le sensibilità sono presentate solo per lo scenario grave, poiché questi canali sono più rilevanti quando gli shock sono ampi e persistenti e pertanto incidono principalmente sugli esiti più estremi. In linea con la natura di shock di offerta delle analisi, la crescita del PIL in termini reali sarebbe inferiore e l’inflazione più elevata in entrambi i casi.

3.3.1 Turbative dell’offerta di energia

Ulteriori interruzioni fisiche delle forniture di energia, dovute all’arresto delle esportazioni di energia grezza e raffinata dal Golfo, potrebbero ridurre del 3% l’offerta di petrolio greggio, di gas e di prodotti petroliferi raffinati nell’area dell’euro e amplificare l’impatto della guerra in Medio Oriente al di là degli effetti sui prezzi incorporati negli scenari. Per valutare tale rischio si utilizza un modello dinamico stocastico di equilibrio generale (dynamic stochastic general equilibrium, DSGE) multipaese e multisettoriale con reti produttive mondiali, che consente di analizzare come le turbative riguardanti gli input energetici a monte si propagano tra settori e paesi attraverso legami di input-output[26]. L’impatto sull’attività è significativo e riduce la crescita del PIL dell’area dell’euro di circa 0,3 punti percentuali nel 2026 e nel 2027 (grafico 17). Data la sua natura a monte, lo shock si trasmette altresì attraverso i costi marginali delle imprese e i prezzi a valle, aumentando l’inflazione complessiva misurata sullo IAPC nell’area dell’euro di circa 0,1 punti percentuali nel 2026, 0,4 punti percentuali nel 2027 e 0,2 punti percentuali nel 2028, oltre agli effetti innescati nello scenario grave.

3.3.2 Carenza di carburante per l’aviazione

In caso di carenza estrema, i servizi di trasporto aereo a livello mondiale potrebbero diminuire del 50%[27]. Secondo un modello DSGE multipaese e multisettoriale con reti produttive mondiali, tali turbative nel trasporto aereo ridurrebbero la crescita del PIL dell’area dell’euro di circa 0,1 punti percentuali nel 2027 e aumenterebbero l’inflazione complessiva e quella di fondo di circa 0,2 punti percentuali nel 2027 e nel 2028 (grafico 17). Il modello ipotizza che sarebbe difficile sostituire il trasporto aereo con altri metodi di trasporto, in particolare per i viaggi internazionali e per i beni sensibili al fattore tempo.

Grafico 17

Effetti dell’analisi di sensibilità sulla crescita e sull’inflazione dell’area dell’euro nello scenario grave

a) Crescita del PIL in termini reali

b) Inflazione misurata sullo IAPC

(deviazione in punti percentuali dal tasso di crescita nello scenario grave)

(deviazione in punti percentuali dal tasso di crescita nello scenario grave)

Fonte: elaborazioni degli esperti della BCE basate su simulazioni condotte impiegando il modello ECB-BASE.

3.4 Limiti delle analisi di scenario

Queste analisi di scenario non includono risposte di politica monetaria o di bilancio, che attenuerebbero gli effetti sull’inflazione, come pure altri canali che potrebbero incidere sull’impatto macroeconomico. Seguendo la convenzione standard per le analisi di scenario nelle proiezioni degli esperti, gli scenari ipotizzano che le politiche monetaria e di bilancio siano invariate rispetto allo scenario di base. I considerevoli aumenti dell’inflazione, in particolare nello scenario grave, sarebbero verosimilmente compensati in parte da misure di politica monetaria o di sostegno di bilancio più restrittive che potrebbero far scendere i prezzi al consumo dell’energia così come osservato nell’episodio di inflazione elevata del periodo 2022-2024. Altri canali non esplicitamente inclusi nelle analisi comprendono un possibile impatto positivo sul turismo nei paesi dell’area dell’euro, che potrebbero trarre beneficio da flussi turistici altrimenti diretti in Medio Oriente, ed effetti derivanti da pressioni migratorie connesse a una potenziale crisi di rifugiati.

4 Analisi di sensibilità

4.1 Profili alternativi dei prezzi dell’energia

Profili alternativi per i prezzi delle materie prime energetiche suggeriscono significativi rischi al rialzo per l’inflazione, specialmente nel breve periodo, e rischi al ribasso per la crescita. Le proiezioni degli esperti si basano sulle ipotesi tecniche illustrate nel riquadro 2. In questa analisi di sensibilità, i rischi sono analizzati utilizzando vari percentili ricavati dalle densità delle probabilità neutrali al rischio implicite nelle opzioni per il prezzo sia del petrolio sia del gas[28]. Viene altresì condotta un’analisi di sensibilità basata su ipotesi di prezzi costanti sia per il petrolio sia per il gas. Questo esercizio si differenzia dagli scenari sul conflitto in Medio Oriente presentati nella sezione 3 per il fatto che sono influenzati unicamente i prezzi delle materie prime energetiche, mentre negli scenari citati anche l’incertezza ha svolto un ruolo nella modalità di valutazione degli effetti macroeconomici[29]. I risultati sono riportati nella tavola 7.

Grafico 18

Profili alternativi delle ipotesi relative ai prezzi dell’energia

a) Ipotesi per il prezzo del petrolio

(USD al barile)


b) Ipotesi per il prezzo del gas

(EUR per MWh)

Fonti: Morningstar ed elaborazioni della BCE.
Nota: le densità delle probabilità neutrali al rischio implicite nelle opzioni per il prezzo del gas e del petrolio sono ricavate dalle quotazioni di mercato alla data del 21 maggio 2026 per le opzioni sui contratti future dell’ICE sul greggio di qualità Brent e sui contratti future sul gas TTF olandese con scadenze trimestrali fisse.

Tavola 7

Profili alternativi dei prezzi dell’energia e loro impatto sulla crescita del PIL in termini reali e sull’inflazione misurata sullo IAPC

(deviazioni dai livelli dello scenario di base, percentuali; deviazioni dai tassi di crescita dello scenario di base, in punti percentuali)

Prezzi del petrolio

Prezzi del gas

Indice sintetico dei prezzi dell’energia

Crescita del PIL in termini reali

IAPC

Profilo 1: 5° percentile

2026

-25,5

-24,9

-25,3

0,0

-0,6

2027

-39,9

-41,3

-40,0

0,5

-1,2

2028

-40,1

-46,3

-41,8

0,5

-0,6

Profilo 2: 25° percentile

2026

-11,2

-11,5

-11,2

0,0

-0,3

2027

-16,0

-20,0

-17,1

0,2

-0,5

2028

-16,2

-22,9

-17,8

0,2

-0,3

Profilo 3: 75° percentile

2026

14,2

17,9

15,2

0,0

0,4

2027

18,8

29,9

22,2

-0,3

0,6

2028

19,0

31,6

22,6

-0,3

0,3

Profilo 4: 95° percentile

2026

44,9

78,8

55,8

0,0

1,2

2027

61,4

116,6

78,8

-0,8

2,1

2028

63,1

110,7

76,3

-0,9

1,0

Profilo 5: prezzi costanti

2026

7,2

-0,9

5,3

-0,1

0,2

2027

35,0

25,2

33,6

-0,4

1,0

2028

43,9

68,5

52,7

-0,5

1,0

Nota: in questa analisi di sensibilità viene usato un indice sintetico dei prezzi dei prodotti energetici che combina i prezzi dei contratti future sul petrolio e sul gas. I vari percentili si riferiscono alle densità delle probabilità neutrali al rischio implicite nelle opzioni per il prezzo del petrolio e del gas alla data del 21 maggio 2026. I prezzi costanti del petrolio e del gas assumono il valore rispettivo osservato alla stessa data. Gli effetti macroeconomici sono indicati come medie di una serie di modelli macroeconomici costruiti dagli esperti della BCE e dell’Eurosistema. In alcuni modelli la forte risposta dell’inflazione a un aumento dei prezzi dell’energia, nell’ipotesi di politica monetaria invariata, determina un considerevole calo dei tassi di interesse reali e un temporaneo effetto espansivo sulla domanda, che attenuano la reazione media del PIL nel breve periodo.

4.2 Profili alternativi del tasso di cambio

Profili alternativi per il tasso di cambio suggeriscono la possibilità di un ulteriore apprezzamento dell’euro, specialmente a medio termine, e indicano di conseguenza alcuni rischi al ribasso per la crescita e per l’inflazione. Le ipotesi tecniche per i tassi di cambio nello scenario di base delle proiezioni sono mantenute costanti nel periodo in esame. Un profilo alternativo al ribasso e uno al rialzo sono stati calcolati con il 25° e il 75° percentile delle densità delle probabilità neutrali al rischio implicite nelle opzioni per il tasso di cambio dollaro/euro al 21 maggio 2026, da cui emergeva un orientamento verso un apprezzamento dell’euro (grafico 19). Ciò potrebbe essere dovuto al fatto che le aspettative degli operatori di mercato riguardo alla politica monetaria nell’area dell’euro rispetto agli Stati Uniti, oltre che in merito a una possibile risoluzione della guerra in Medio Oriente, stanno fornendo un sostegno all’euro. Gli effetti dei profili alternativi sono valutati utilizzando modelli macroeconomici degli esperti della BCE e dell’Eurosistema. La tavola 8 mostra l’impatto medio sulla crescita del prodotto e sull’inflazione risultante da tali modelli.

Grafico 19

Profili alternativi per il tasso di cambio dollaro/euro

Fonti: Bloomberg ed elaborazioni degli esperti della BCE.
Nota: un aumento indica un apprezzamento dell’euro. Il 25° e il 75° percentile si riferiscono alle densità delle probabilità neutrali al rischio implicite nelle opzioni per il tasso di cambio dollaro/euro alla data del 21 maggio 2026.

Tavola 8

Impatto di profili alternativi per il tasso di cambio sulla crescita del PIL in termini reali e sull’inflazione misurata sullo IAPC

Profilo 1: 25° percentile

Profilo 2: 75° percentile

2026

2027

2028

2026

2027

2028

Tasso di cambio USD/EUR

1,15

1,12

1,11

1,18

1,23

1,28

Tasso di cambio USD/EUR
(deviazione percentuale dallo scenario di base)

-1,3

-3,8

-4,8

1,2

5,7

9,5

(deviazioni dai tassi di crescita dello scenario di base, in punti percentuali)

Crescita del PIL in termini reali

0,0

0,1

0,1

0,0

-0,1

-0,2

IAPC

0,0

0,1

0,1

0,0

-0,2

-0,3

Fonti: Bloomberg ed elaborazioni degli esperti della BCE.
Nota: un aumento indica un apprezzamento dell’euro. Il 25° e il 75° percentile si riferiscono alle densità delle probabilità neutrali al rischio implicite nelle opzioni per il tasso di cambio dollaro/euro alla data del 21 maggio 2026. Gli effetti macroeconomici sono indicati come medie di una serie di modelli macroeconomici costruiti dagli esperti della BCE e dell’Eurosistema.

Riquadro 5
Confronto con le previsioni formulate da altre organizzazioni e dal settore privato

Le previsioni delle altre organizzazioni e quelle risultanti dalle indagini del settore privato si collocano entro un intervallo relativamente ristretto sia per la crescita sia per l’inflazione nell’arco di tempo considerato, nonostante l’elevata incertezza. Le proiezioni di giugno degli esperti dell’Eurosistema relative alla crescita rientrano nell’intervallo di valori delle altre previsioni per il periodo 2026-2027 e si trovano al di sopra di tale intervallo per il 2028. Per l’inflazione risultano superiori alla maggioranza delle altre previsioni per il 2026, a eccezione di quella più recente della Commissione europea, e sostanzialmente in linea nel periodo successivo in un contesto in cui tutte le previsioni considerate suggeriscono un ritorno dell’inflazione su livelli prossimi all’obiettivo nel medio termine. Le proiezioni degli esperti per il tasso calcolato sull’HICPX si collocano lievemente al di sopra o in corrispondenza del limite superiore dell’intervallo di valori delle altre previsioni per l’intero orizzonte temporale di riferimento.

Tavola A

Confronto tra alcune previsioni recenti sulla crescita del PIL in termini reali, sull’inflazione misurata sullo IAPC e sull’inflazione calcolata sullo IAPC al netto della componente energetica e alimentare nell’area dell’euro

(variazioni percentuali annue)

 

Data di pubblicazione

PIL in termini reali

IAPC

IAPC al netto di energia e alimentari

2026

2027

2028

2026

2027

2028

2026

2027

2028

Proiezioni degli esperti dell’Eurosistema

giugno 2026

0,8

1,2

1,5

3,0

2,3

2,0

2,5

2,5

2,2

OCSE

giugno 2026

0,8

1,2

-

2,8

2,4

-

2,4

2,4

-

Commissione europea

maggio 2026

0,9

1,2

-

3,0

2,3

-

2,3

2,5

-

Consensus Economics

maggio 2026

0,8

1,2

1,4

2,9

2,2

1,9

2,3

2,2

-

Indagine presso i previsori professionali

maggio 2026

1,0

1,3

1,3

2,7

2,1

2,0

2,2

2,2

2,1

Fondo monetario internazionale

aprile 2026

1,1

1,2

1,4

2,6

2,2

2,1

-

-

-

Fonti: Economic Outlook dell’OCSE, 3 giugno 2026; European Economic Forecast della Commissione europea, primavera 2026, 21 maggio 2026; Consensus Economics Forecasts, 14 maggio 2026 (i dati per il 2028 sono tratti dall’indagine di aprile 2026); Indagine presso i previsori professionali della BCE, maggio 2026; World Economic Outlook dell’FMI, 14 aprile 2026.
Nota: queste previsioni non sono direttamente confrontabili tra loro, né con le proiezioni macroeconomiche degli esperti dell’Eurosistema, poiché sono state ultimate in momenti differenti. Inoltre si basano su metodi diversi per definire le ipotesi sulle variabili di bilancio, finanziarie ed esterne, inclusi i corsi del petrolio, del gas e di altre materie prime. I tassi di crescita del PIL in termini reali delle proiezioni macroeconomiche formulate dagli esperti dell’Eurosistema sono corretti per il numero di giornate lavorative, diversamente da quelli riportati dalla Commissione europea e dal Fondo monetario internazionale. Per quanto riguarda le altre previsioni non viene fornita alcuna precisazione in merito.

Riquadro 6
Un aggiornamento sulla capacità predittiva delle proiezioni elaborate dagli esperti dell’Eurosistema e della BCE riguardo alla crescita e all’inflazione

A cura di Anna-Camilla Hofmann-Drahonsky, Adrian Page ed Elena Rusticelli

L’accuratezza delle proiezioni elaborate dagli esperti dell’Eurosistema e della BCE viene valutata periodicamente per poter trarre insegnamenti dagli errori passati e vagliare l’attendibilità delle proiezioni ai fini del processo decisionale della politica monetaria. In linea con la valutazione della strategia di politica monetaria condotta dalla BCE nel 2025, che ha suggerito come sia altresì importante una comunicazione trasparente riguardo agli errori di proiezione, ogni anno nell’esercizio previsivo di giugno gli esperti dell’Eurosistema valutano gli errori nelle proiezioni per la crescita e per l’inflazione su orizzonti temporali diversi[30]. Il presente riquadro si concentra sulla recente performance delle proiezioni fino al primo trimestre del 2026 e mostra che gli errori sono stati nel complesso contenuti, nonostante una certa volatilità. La guerra in corso in Medio Oriente pone tuttavia sfide significative per le previsioni economiche, il che richiede un monitoraggio attento dei dati più recenti e prontezza nell’adeguare rapidamente le proiezioni per evitare errori di proiezione persistenti.

Gli errori a breve termine nelle proiezioni per la crescita del PIL dell’area dell’euro nel 2025 sono stati volatili a causa delle tensioni commerciali e dell’elevata incertezza a livello mondiale, mentre gli errori un anno in avanti si sono collocati ben al di sotto delle medie storiche (grafico A). Esportazioni e investimenti dell’area dell’euro più vigorosi del previsto hanno fatto sì che la crescita dell’area nel primo e nel terzo trimestre del 2025 fosse maggiore delle attese, con gli errori di proiezione un trimestre in avanti superiori alle medie del periodo antecedente la pandemia di COVID-19. Tali sottostime rispecchiano, rispettivamente, l’inatteso stimolo derivante dall’anticipazione su vasta scala degli acquisti in vista degli aumenti dei dazi statunitensi e il riassorbimento più lento del previsto di tale effetto, soprattutto in Irlanda. Tuttavia, dopo tassi di crescita significativamente inferiori al previsto per gran parte del periodo 2021-2024, gli errori un anno in avanti sono successivamente scesi ben al di sotto dell’errore assoluto medio pre-pandemico, con alcuni errori di lieve entità derivanti in parte da una domanda esterna dell’area dell’euro superiore alle attese. L’attuale guerra in Medio Oriente è iniziata verso la fine del primo trimestre del 2026 e ha pertanto avuto un impatto limitato sugli errori un trimestre in avanti relativi alla crescita del PIL in termini reali in tale trimestre. L’ampia sovrastima è dovuta piuttosto a fattori idiosincratici che hanno influito sul dato stimato per il PIL irlandese, risultato fortemente negativo[31].

Grafico A

Errori nelle proiezioni formulate dagli esperti dell’Eurosistema e della BCE per la crescita sul trimestre precedente del PIL in termini reali dell’area dell’euro dal 2021

a) Errori un trimestre in avanti

(punti percentuali)


b) Errori un anno in avanti

(punti percentuali)

Fonti: proiezioni macroeconomiche elaborate dagli esperti dell’Eurosistema e della BCE ed Eurostat.
Nota: nel pannello a) si definisce errore la differenza tra il valore effettivo osservato in un determinato trimestre e la proiezione elaborata un trimestre prima (ad esempio, la differenza tra il dato in tempo reale del quarto trimestre del 2022 e quello previsto per tale periodo nelle proiezioni macroeconomiche degli esperti della BCE di settembre 2022). Nel pannello b) si definisce errore la differenza tra il valore effettivo osservato in un determinato trimestre e la proiezione elaborata quattro trimestri prima (ad esempio, la differenza tra il dato in tempo reale del quarto trimestre del 2022 e quello previsto per tale periodo nelle proiezioni macroeconomiche degli esperti dell’Eurosistema di dicembre 2021). Gli errori assoluti medi pre-pandemici si riferiscono al periodo compreso tra il 1999 e il 2019 ed escludono i valori anomali registrati durante la crisi finanziaria mondiale.

L’accuratezza delle proiezioni per l’inflazione a breve termine è stata di recente in linea con le medie storiche e la capacità predittiva delle proiezioni un anno in avanti è migliorata significativamente, mentre la volatilità dei prezzi dell’energia rimane una sfida fondamentale per le proiezioni di inflazione nel breve periodo (grafico B). Se da un lato le proiezioni per l’inflazione un anno in avanti sono state molto accurate nel 2025, dall’altro gli errori un trimestre in avanti sono risultati più in linea con l’errore medio assoluto pre-pandemico (± 0,3 punti percentuali) e sono stati piuttosto volatili. La volatilità segue da vicino gli errori registrati nelle proiezioni per la componente energetica dell’inflazione misurata sullo IAPC in tale periodo (a loro volta connessi in larga misura a errori nelle ipotesi tecniche relative ai prezzi delle materie prime energetiche, che si fondano sui prezzi dei contratti future al momento dell’elaborazione delle proiezioni). Un’inflazione più elevata del previsto per la componente dei beni energetici è stata altresì la principale determinante del lieve errore di proiezione positivo nel primo trimestre del 2026 ed è principalmente connessa allo scoppio della guerra in Medio Oriente che ha spinto al rialzo i prezzi delle materie prime energetiche, in particolare del petrolio, ben al di là di quanto era stato ipotizzato dai mercati. Nell’insieme, in linea con la tendenza osservata a partire dalla pandemia, le variazioni inattese dei prezzi dei beni energetici hanno spiegato in media circa il 60% degli errori relativi all’inflazione complessiva a breve termine nel 2025 e il 70% nel primo trimestre del 2026, a fronte di un peso dell’energia nel paniere dello IAPC inferiore al 10%.

Grafico B

Errori nelle proiezioni formulate dagli esperti dell’Eurosistema e della BCE per l’inflazione complessiva misurata sullo IAPC nell’area dell’euro dal 2021

a) Errori un trimestre in avanti

(punti percentuali)


b) Errori un anno in avanti

(punti percentuali)

Fonti: proiezioni macroeconomiche elaborate dagli esperti dell’Eurosistema e della BCE ed Eurostat.
Nota: nel pannello a) si definisce errore la differenza tra il valore effettivo osservato in un determinato trimestre e la proiezione elaborata un trimestre prima (ad esempio, la differenza tra il dato in tempo reale del quarto trimestre del 2022 e quello previsto per tale periodo nelle proiezioni macroeconomiche degli esperti della BCE di settembre 2022). Nel pannello b) si definisce errore la differenza tra il valore effettivo osservato in un determinato trimestre e la proiezione elaborata quattro trimestri prima (ad esempio, la differenza tra il dato in tempo reale del quarto trimestre del 2022 e quello previsto per tale periodo nelle proiezioni macroeconomiche degli esperti dell’Eurosistema di dicembre 2021). Gli errori assoluti medi pre-pandemici si riferiscono al periodo compreso tra il 1999 e il 2019 ed escludono i valori anomali registrati durante la crisi finanziaria mondiale.

In linea con altre previsioni del settore privato e delle organizzazioni internazionali, le proiezioni di crescita dell’Eurosistema e della BCE per il 2025 sono state ripetutamente riviste negli esercizi previsivi degli ultimi due anni, a causa dell’elevata incertezza sul piano delle politiche e delle ripetute sorprese sui dati. Il grafico C mostra l’evoluzione delle proiezioni relative alla crescita e all’inflazione per il 2025; i dati effettivi sono riportati come linea orizzontale. Le prime proiezioni formulate dagli esperti dell’Eurosistema e della BCE per il 2025 tra la fine del 2022 e la prima metà del 2023 hanno sovrastimato lievemente la crescita, per motivi in parte riconducibili al fatto che un apprezzamento più marcato del previsto dell’euro nei confronti del dollaro statunitense ha ridotto la competitività delle esportazioni dell’area dell’euro. Tra la metà del 2023 e la metà del 2024 le proiezioni di crescita sono state relativamente accurate. Tuttavia, le revisioni al ribasso del tasso di incremento del PIL per il 2025 a partire dalla seconda metà del 2024 hanno determinato sottostime sempre più ampie, che hanno raggiunto un massimo nelle proiezioni di marzo e giugno 2025 al culmine dell’incertezza relativa ai dazi. Con l’acuirsi delle tensioni commerciali, tutti i previsori hanno rivisto al ribasso le proprie aspettative di crescita prevedendo che l’incertezza sulle politiche avrebbe esercitato effetti negativi significativi sulle decisioni di investimento delle imprese e che i dazi stessi avrebbero gravato fortemente sull’attività di esportazione. Poiché i dati più recenti sono stati superiori alle attese e l’incertezza sulle politiche commerciali è diminuita più rapidamente del previsto, le proiezioni sono state riviste gradualmente al rialzo a partire dalla metà del 2025.

Grafico C

Evoluzione delle previsioni per la crescita annua del PIL e per l’inflazione media annua misurata sullo IAPC nell’area dell’euro nel 2025 formulate da differenti organizzazioni internazionali e previsori del settore privato

a) Crescita del PIL in termini reali

(variazioni percentuali annue)


b) Inflazione misurata sullo IAPC

(variazioni percentuali annue)

Fonti: proiezioni degli esperti dell’Eurosistema e della BCE, Consensus Economics, Indagine presso i previsori professionali della BCE, Commissione europea, Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), Fondo monetario internazionale (FMI) ed Eurostat.
Nota: queste previsioni non sono direttamente confrontabili tra loro, né con le proiezioni macroeconomiche degli esperti dell’Eurosistema e della BCE, poiché sono state ultimate in momenti differenti. Inoltre si basano su metodi diversi per definire le ipotesi sulle variabili di bilancio, finanziarie ed esterne, inclusi i corsi del petrolio, del gas e di altre materie prime. Per le fonti basate su indagini (Consensus Economics e Indagine presso i previsori professionali), i dati si riferiscono alla media.

Per l’inflazione nel 2025 le proiezioni formulate dagli esperti della BCE e dell’Eurosistema hanno dimostrato una buona capacità predittiva, così come quelle degli altri previsori. Gli errori sono stati limitati e non hanno evidenziato alcuna chiara tendenza. Il divario tra i dati effettivi e le proiezioni degli esperti della BCE e dell’Eurosistema ha oscillato entro un intervallo ristretto (compreso tra -0,1 e + 0,1 punti percentuali), in larga misura ricalcando le variazioni delle ipotesi tecniche relative ai prezzi dei beni energetici e alimentari, nonché al tasso di cambio dell’euro. Risultati positivi sostanzialmente analoghi in termini di capacità predittiva sono stati osservati nelle proiezioni dei diversi previsori, che si sono tutte attestate su valori relativamente prossimi al dato effettivo finale.

I rischi di imprecisione delle proiezioni sono attualmente elevati, dati gli alti livelli di incertezza e di volatilità dei prezzi delle materie prime. Se le proiezioni di giugno 2026 per l’inflazione nel secondo trimestre di quest’anno sono corrette, l’errore un anno in avanti per l’inflazione sarà pari a 1,5 punti percentuali, ossia superiore alla media assoluta pre-pandemica mostrata nel pannello b) del grafico B. Sebbene shock imprevedibili comportino inevitabili errori di previsione, nella valutazione della strategia di politica monetaria condotta dalla BCE nel 2025 sono state individuate diverse raccomandazioni volte a mitigare gli errori di proiezione futuri[32]. Tali raccomandazioni evidenziano, ad esempio, i benefici di una maggiore granularità nei modelli e nei dati per monitorare gli andamenti del settore energetico, comprese le informazioni sul ruolo dei margini di raffinazione del petrolio. Sottolineano inoltre il vantaggio di una riduzione ad hoc del lasso di tempo che intercorre fra la data di ultimo aggiornamento delle ipotesi tecniche e la pubblicazione delle proiezioni nei casi in cui vi siano nuove informazioni significative in una fase avanzata della preparazione delle proiezioni. Tale approccio è stato seguito nelle proiezioni degli esperti della BCE di marzo 2026 e si prevede di fissare date di chiusura strutturalmente più tardive anche per gli esercizi futuri. Infine, la valutazione della strategia di politica monetaria condotta nel 2025 ha raccomandato di rivedere con frequenza gli strumenti analitici dell’Eurosistema per cogliere meglio le fluttuazioni economiche atipiche e di integrare le proiezioni dello scenario di base con l’analisi di scenario, soprattutto in periodi di elevata incertezza, quando aumentano i rischi di errori di previsione maggiori. Gli sforzi in atto per affrontare le potenziali carenze degli strumenti di proiezione della BCE, che si basano sugli insegnamenti tratti dal periodo di inflazione elevata tra il 2021 e il 2024, includono la ricalibrazione nei modelli della trasmissione dai prezzi delle materie prime energetiche ai prezzi al consumo, nonché la rivalutazione dei canali di trasmissione dell’inflazione e della politica monetaria incorporati nei modelli, come quelli che incidono sulle interazioni salari-prezzi e sulle aspettative di inflazione (riquadro 4)[33].

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Per la terminologia tecnica, è disponibile sul sito della BCE un glossario.

HTML ISBN 978-92-899-7742-5, ISSN 2529-4725, doi: 10.2866/6974225, QB-01-26-088-IT-Q


  1. Le proiezioni per l’economia mondiale sono aggiornate al 20 maggio 2026, le ipotesi tecniche al 21 maggio 2026 e le proiezioni macroeconomiche per l’area dell’euro al 27 maggio 2026.

  2. Il 5 giugno 2026, dopo la data di chiusura delle proiezioni degli esperti, l’Eurostat ha pubblicato una stima rivista che indica una contrazione dello 0,2% del PIL in termini reali dell’area dell’euro nel primo trimestre del 2026. La revisione va ricondotta a un calo del 12,1% del PIL irlandese, che riflette attività delle imprese multinazionali con scarsa rilevanza per l’economia nazionale. Sebbene la correzione dei dati complessivi suggerisca rischi al ribasso per le proiezioni riguardanti il tasso di incremento annuo del PIL in termini reali per l’Irlanda e per l’area dell’euro nel 2026, la domanda interna modificata irlandese (nota 3), una misura più strettamente connessa all’attività interna sottostante, è stata superiore di 2,9 punti percentuali rispetto alle attese. Si noti come, data l’elevata incertezza attorno alla stima rapida, nelle proiezioni degli esperti è stato utilizzato un profilo trimestrale perequato per l’Irlanda, che determina una crescita dell’area dell’euro pari allo 0,2% nel primo trimestre del 2026.

  3. La “domanda interna modificata” include i consumi privati e collettivi e una misura modificata degli investimenti che esclude gli acquisti di aeromobili a fini di leasing e determinati acquisti di proprietà intellettuale. Tale misura esclude le importazioni, le esportazioni e le variazioni delle scorte irlandesi. Pertanto riflette meglio le dinamiche sottostanti dell’attività interna in Irlanda e risulta più idonea a valutare gli andamenti di fondo della crescita nell’area dell’euro, data l’elevata volatilità dei dati sul PIL complessivo irlandese. Per maggiori informazioni, cfr. il sito Internet dell’Ufficio statistico centrale irlandese.

  4. L’impatto sull’inflazione incluso nello scenario di base è stimato inferiore a 0,1 punti percentuali cumulativamente nel periodo 2025-2028.

  5. La crescita sul trimestre precedente del PIL complessivo dell’area dell’euro è stata rivista al rialzo di 0,1 punti percentuali per il secondo trimestre del 2026 ed è invariata per il terzo e per il quarto trimestre, mentre la misura che utilizza la domanda interna modificata per l’Irlanda è immutata per il secondo trimestre ed è stata corretta al ribasso di 0,1 punti percentuali sia per il terzo sia per il quarto trimestre.

  6. Salvo diversa indicazione, i riferimenti agli indicatori economici mondiali e/o aggregati a livello internazionale in questo riquadro non includono l’area dell’euro.

  7. Le proiezioni di marzo 2026 includevano già una revisione al ribasso della crescita a causa della guerra in Medio Oriente.

  8. L’inflazione complessiva su scala internazionale misurata sull’indice dei prezzi al consumo (IPC) è calcolata come media ponderata dei tassi di inflazione di 23 paesi, comprendenti 14 economie avanzate (Stati Uniti, Regno Unito, Giappone, Svizzera, Canada, Australia, Nuova Zelanda, Svezia, Danimarca, Norvegia, Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Romania) e nove emergenti (Cina, Russia, Brasile, India, Turchia, Corea del Sud, Messico, Singapore e Hong Kong).

  9. Diversi fattori attenuanti riducono l’entità effettiva dello shock. In particolare, alcune petroliere continuano ad attraversare lo Stretto e una parte delle forniture di greggio può essere reindirizzata attraverso le reti di oleodotti dell’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti, che secondo le stime avrebbero una capacità combinata di reindirizzare circa 3 milioni di barili al giorno. Di conseguenza, le perturbazioni effettive sono inferiori e corrispondenti a circa il 10-15% dell’offerta mondiale di petrolio.

  10. La trasmissione delle variazioni dei prezzi all’ingrosso del gas ai prezzi all’ingrosso dell’elettricità si è ridotta negli ultimi anni per effetto di un aumento della quota di produzione di elettricità proveniente da fonti energetiche rinnovabili e dall’energia nucleare, sebbene in misura molto diversa nei vari paesi dell’area dell’euro.

  11. Dopo la data di chiusura delle proiezioni, la stima rapida dello IAPC per maggio ha mostrato un aumento ulteriore dell’inflazione complessiva al 3,2%, mentre il tasso misurato sull’HICPX è salito al 2,5%.

  12. Gli effetti indiretti dei rincari dell’energia raggiungerebbero un massimo nella seconda metà del 2027.

  13. Si stima che l’impatto dell’ETS2 sull’inflazione misurata sullo IAPC nel 2028 sia pari a 0,2 punti percentuali. La differenza tra l’inflazione misurata sullo IAPC incluso ed escluso l’ETS2 riportata nella tavola 3 è di soli 0,1 punti percentuali, anziché 0,2, a causa di effetti di arrotondamento. Per maggiori dettagli, cfr. il riquadro “Impatto macroeconomico delle politiche connesse ai cambiamenti climatici nell’area dell’euro”, Proiezioni macroeconomiche per l’area dell’euro formulate dagli esperti dell’Eurosistema, dicembre 2025.

  14. Per un’analisi della trasmissione dello shock energetico nel settore dei beni industriali non energetici e in quello dei servizi, cfr. ad esempio Corsello, F. e Foschi, A., “The different effects of oil and gas supply shocks on euro area inflation”, VoxEU, 13 maggio 2026.

  15. L’orientamento delle politiche di bilancio nell’area dell’euro è definito come variazione del saldo primario di bilancio corretto per il ciclo e ulteriormente corretto per i sussidi a titolo del programma NGEU dal lato delle entrate. Costituisce una misura top-down dell’intonazione delle politiche fiscali, mentre le misure discrezionali di politica di bilancio sono valutate utilizzando un approccio bottom-up. Queste misure rilevano le variazioni riguardanti le aliquote di imposta, i diritti fiscali e gli altri stanziamenti pubblici che sono stati o che saranno verosimilmente approvati dai parlamenti nazionali dei paesi appartenenti all’area dell’euro.

  16. I fattori non discrezionali sono connessi principalmente al drenaggio fiscale e al disaccoppiamento delle basi imponibili dal PIL.

  17. Questa sezione è a cura di E. Angelini, A. Bobasu, G. Bušs, A. Ferrari, A. Kornprobst, G. Nicoletti, A. Stalla-Bourdillon e S. Zimic.

  18. Gli scenari illustrano pertanto gli effetti macroeconomici diretti degli shock piuttosto che il risultato più probabile coerente con le politiche economiche.

  19. Più precisamente, per ciascuna materia prima e per ciascuno scenario si ipotizza che le deviazioni percentuali dallo scenario di base corrispondano alle deviazioni dei relativi percentili delle densità delle probabilità neutrali al rischio implicite nelle opzioni rispetto allo scenario di base al 21 maggio 2026.

  20. I profili finanziari controfattuali sono ottenuti utilizzando previsioni condizionate nell’ambito di un modello BVAR Markov-switching condizionato ai profili dell’indice VIX, distinguendo le transizioni tra stati a elevata e bassa volatilità e con diversi effetti di trasmissione stimati.

  21. Nelle simulazioni del contesto internazionale si utilizzano ipotesi di aumento dei prezzi delle materie prime alimentari in quanto la guerra in Medio Oriente incide altresì sui mercati dei fertilizzanti. Nello scenario avverso e in quello grave si ipotizza pertanto che diverse componenti dell’indice internazionale dei prezzi alimentari ad alta intensità di fertilizzanti, come il frumento e il mais, seguano il 75o e il 95o percentile, rispettivamente, delle loro distribuzioni di prezzo implicite nelle opzioni a partire dal terzo trimestre del 2026, in linea con le ipotesi per i corsi delle materie prime energetiche. Secondo le ipotesi non vi sarebbe un impatto su altre materie prime alimentari, come il cacao, e di conseguenza il rincaro complessivo dei beni alimentari rimane contenuto. Nelle simulazioni relative all’area dell’euro questi effetti sono coperti nello scenario avverso e in quello grave da una più forte propagazione dello shock energetico ai prezzi al consumo dei beni alimentari.

  22. Cfr. Angelini, E., Darracq Pariès, M e Zimic, S. (2025), “L’impennata inflazionistica nel periodo 2021-2024 attraverso il modello ECB-BASE”, Bollettino economico, numero 3, BCE, 2025.

  23. Cfr. Bobeica, E., Holton, S., Huber, F. e Martínez Hernández, C., “Beware of large shocks! A non-parametric structural inflation model”, Working Paper Series, n. 3052, BCE, maggio 2025.

  24. La calibrazione dovrebbe essere interpretata come una rappresentazione in forma ridotta di una più forte propagazione dell’inflazione. Si può ritenere che colga i cambiamenti in caratteristiche comportamentali di fondo quali le rigidità nominali, il processo di fissazione dei prezzi, la formazione delle aspettative e le regole di determinazione dei salari, che potrebbero diventare più reattive nei periodi di inflazione elevata.

  25. Nelle simulazioni con politica monetaria invariata, effetti indiretti e di secondo impatto più forti contribuiscono a un profilo del PIL più elevato negli anni successivi del periodo in esame attraverso una più vigorosa crescita dei salari nominali e tassi di interesse reali percepiti più bassi. In un contesto di reazione endogena della politica monetaria, tuttavia, è probabile che una maggiore persistenza dell’inflazione inneschi una risposta restrittiva, comportando tassi di interesse reali più alti e un profilo del PIL più negativo rispetto alla calibrazione standard della trasmissione.

  26. L’esercizio simula una perturbazione degli input energetici provenienti dal Golfo utilizzati nei settori (locali) della raffinazione del petrolio e della distribuzione del gas e nella produzione di prodotti petroliferi raffinati e di gas impiegati sia nel settore energetico sia nei settori non energetici. Per l’area dell’euro, i conseguenti divari (wedge) per effetto della perdita di input espressa in termini di equivalente perdita di produttività totale dei fattori potrebbero ridurre del 3% l’offerta di petrolio greggio, di gas e di prodotti petroliferi raffinati nell’area dell’euro.

  27. Durante la pandemia di COVID-19 si è osservato un calo del 50% del trasporto aereo mondiale. Sebbene una riduzione analoga per effetto dello shock attuale possa essere meno probabile, l’analisi di sensibilità evidenzia la vulnerabilità a un evento estremo come questo.

  28. I prezzi di mercato utilizzati sono quelli osservati il 21 maggio 2026 (la data di ultimazione delle ipotesi tecniche).

  29. Nello specifico, gli effetti macroeconomici sono valutati utilizzando la media dei risultati di una serie di modelli macroeconomici della BCE e dell’Eurosistema, mentre per gli scenari riguardanti il Medio Oriente è stato utilizzato il modello ECB-BASE. Inoltre i modelli sono stati utilizzati in modalità di proiezione standard ed escludono eventuali maggiori elasticità connesse a effetti indiretti e di secondo impatto, che sono incluse negli scenari sulla situazione in Medio Oriente.

  30. Cfr. anche il riquadro “Un aggiornamento sulla capacità predittiva delle proiezioni elaborate dagli esperti dell’Eurosistema e della BCE riguardo alla crescita e all’inflazione dal 2021”, Proiezioni macroeconomiche per l’area dell’euro formulate dagli esperti dell’Eurosistema, giugno 2025. Per un’analisi più approfondita, cfr. Chahad, M., Hofmann-Drahonsky, A.C., Krause, W., Landau, B. e Sigwalt, A., “Performance empirica delle proiezioni di inflazione elaborate dagli esperti della BCE e dell’Eurosistema a partire dal 2000”, Bollettino economico, numero 5, BCE, 2024.

  31. Cfr. la nota 2. Il dato relativo al PIL dell’area dell’euro ottenuto utilizzando la domanda interna modificata per l’Irlanda nel primo trimestre del 2026 è stato invece superiore di 0,1 punti percentuali rispetto al tasso atteso nelle proiezioni degli esperti di dicembre 2025.

  32. Workstream 1: Changing economic and inflation environment, “A strategic view on the economic and inflation environment in the euro area”, Occasional Paper Series, n. 371, BCE, giugno 2025.

  33. Cfr. anche Angelini, E., Darracq Pariès, M e Zimic, S. (2025), “L’impennata inflazionistica nel periodo 2021-2024 attraverso il modello ECB-BASE”, Bollettino economico, numero 3, BCE, 2025.

Annexes
11 June 2026